un sabato mattina
Quando tutto sembra contro, quando la vita è una scala mobile presa all'inverso, quando i weekend sono trascorsi aspettando la settimana che verrà, quello è il tempo per resettarsi e ripartire.Proprio quando l'ultima parvenza di segno della maschera da sci sembra svanire ecco che mi ritrovo alle pendici di un sabato appena incominciato, già con la sensazione di star perdendo tempo. Dopo una serata bagnata dalla pioggia, (pioggia che cerco di asciugare con un fohn che però è troppo potente e fa saltare la corrente, corrente solo riattaccabile giù in cortile dallo sportello desueto di cui ho la chiave, ma non quella del lucchetto che si trova sorprendentemente lì.
Intanto piove. Mi rassegno così ad andare in casa e a porte aperte cerco di sfruttare l'ultimo bagliore del giorno per vedere e sistemare le cose a prova di tatto per stanotte quando rincaserò ormai al buio.) apro la porta di casa e trovo un percorso fatto da ciabatte, spazzolino e più avanti i pantaloni del pigiama già orientati nel senso delle gambe. Vorrei anche ricaricare il telefono per farmi luce, ma non ho corrente. Solo un computer illuminerà la mia notte e in un men che non si dica è sabato mattina, rieccoci al punto.
Salgo in macchina con mezzo pigiama, è quello che fanno tutti quelli che alle 7 di sabato mattina sono in piedi senza un cane al guinzaglio: spostano la macchina in posti più coerenti. Tragica è la mattina di chi cerca posteggio, e non trova, e non fa colazione, e non si rende conto di non aver fatto colazione. E inveisce contro i parcheggiatori abusivi, anche loro insieme ai padroni dei cani sono svegli a quest’ora il sabato mattina.
Altri chilometri saranno percorsi dai miei piedi ancora addormentati, dal lontano piazzale a casa. E posso finalmente far su un paio di bagagli e dirigermi a prendere il primo (ed ultimo) treno della mattinata. E perderlo e dover assistere allibita allo spettacolo che è il treno che ti attraversa la faccia quando in fondo al corridoio della stazione vedi la luce di fuori e i binari sgombri. Un riflesso sul vetro richiama l’antico ricordo del treno che non è già più lì, ma dipartito.
Il prossimo treno è nel pomeriggio e ciò mi costringe a tornare al posteggio tanto agognato in passato e senza pensarci recarmi a far rifornimento di benzina.
Rimbocco la tazza con altro tè.