passando per Milano

Situazione paranormale. Milano, direzione posto di lavoro di un'amica: dobbiamo cenare insieme. Eccolo, questo dev'essere il portone. Dev'essere un posto con un certo via-vai perchè due militari, rispettivamente dall'accento napoletano e siciliano, stanno di guardia poco fuori la soglia.

Una donna con dall'accento anglosassone parla al telefono e gruppi di persone, persone di lusso, entrano nel portone ogni secondo. Tre ragazzi, venticinquenni, con computer portatili sottobraccio e coloratissime sciarpe stanno passando proprio qui davanti per andare in farmacia. Uno di loro è sicuramente gay, le altre due sono momentaneamente le sue migliori amiche.

Qui a Milano è difficile capire se uno sia un creativo o solo un account manager. Una delle ragazze ha appena comprato una crema per occhiaie. Questo è il disturbo più comune fra i giovani lavoratori; i militari stanno ridendo di tutti, specialmente del gay.

Forse non è un caso che la farmacia sia accanto a S.Paolo 7, per via delle droghe che somministrano agli impiegati di questo civico.

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Milano la mattina presto sembra quasi respirare. Salgo sulla Verde, già piena. Mi domando se la fermata Gioia sia utile per qualcuno: quando il treno si ferma lì, nessuno scende, nessuno sale. Per di più, aprendo le porte dall'altro lato, sembra quasi svelare un mondo sotto-sotterraneo. E alla fermata dopo, dove (in entrambe le direzioni) c'è una stazione ferroviaria, si svuota e si riempie di nuovo il treno. Gioia è il contrappasso, quasi una pena per i poveri viaggiatori che vorrebbero dire "la prossima" ma sono costretti a dire "fra due" perchè c'è la fermata fantasma di mezzo. La fermata dove quando il treno si appresta, ognuno spera ancora una volta, solo per questa volta che non si aprano le porte. E quando succede, quando le porte si aprono a quella fermata tutti trattengono il respiro perchè il treno è strapieno di persone e tutti appoggiati in punta di un piede, con un braccio sollevato al sostegno aggrappati per un dito con le altre tre dita reggono la ventiquattrore e sperano che nessuno debba rompere quell'equilibrio instabile uscendo o entrando dal vagone. Ed è un conto alla rovescia ogni volta per la chiusura delle porte. Solo allora, quando le porte sono di nuovo chiuse, tutti lasciano andare il fiato e riprendono più stabili posizioni e raggianti pensano "la prossima".

19.01.2012

uscire di casa

A volte esco di casa che sembro una poveraccia. Ci sono i vestiti e poi ci sono i vestiti jolly che di tanto in tanto devono capitare nella settimana, per spezzare il ritmo della regolarità. Questo accade quando non hai preso tè, quando vieni svegliata da una web radio italiana e ti trovi su una collina inglese. Oggi indosso delle calze color acqua, il che mi disturba parecchio ma poi mi consolo pensando che è il terzo paio che cambio stamattina, quindi non e' di per certo la scelta peggiore.


Poi cerco di non guardarmi i piedi: odio le quelle scarpe, non so ancora come ho fatto a comprarle, ma nel momento in cui le avevo addosso al negozio sembravano meravigliose. Ora non provo altro che odio, ma al contempo penso che dovrò pur usarle in qualche occasione e direi che la scelta di abbinamento con le scarpe di stamattina fa certamente parte degli outfit jolly. Fanno parte di quel tipo di calzature che hanno speranza di migliorare solo se consunte, ma meno sono indossate più lentamente invecchiano, anzi, ho l'impressione che diventino piu nuove ogni giorno che passa. Cerco di non guardarle e penso che tanto nessuno mi noterà in questa città di pazzi. Penso che tanto nessuno mi noterebbe comunque se fossi scalza.

E' come una donna che crede che qualcuno noti il suo rossetto nuovo: lascia che ti dica che nessuno sta guardando le tue labbra e il 90% degli uomini che le guardano pensano che tu non abbia il rossetto. Non puoi godertelo nemmeno tu poichè non ti puoi vedere da fuori. E poi si sa, il rossetto dura quella mezzora e poi arrivati sul posto di lavoro non ci si ricorda più nemmeno di rimetterselo e si passano parecchie ore senza fino a ricordarsene quando ormai è sera: chi si godrà il vostro rossetto sulla via del ritorno?


Il problema principale consiste nel non avere uno specchio a dimensione intera. I problema successivo, nel non incontrare vetrate durante il primo tratto di percorrenza per arrivare sul luogo di lavoro: case, case, case, alberi, case. Quando finalmente la prima vetrata fa capolino all'orizzonte (e ci si accorge spesso dell'irreparabile disastro) è troppo tardi per tornare indietro. E' consigliabile pertanto non specchiarsi in vetrate troppo lontane da casa, onde evitare di restare per l'intera giornata immersi in un'aura di depressione sentendovi gli sguardi di tutti addosso: meglio rimanere ignoranti in merito.


Tre ubriachi delle 10 di mattina si stanno dirigendo nella mia direzione mentre percorro il marciapiede (ho già passato la vetrata, yes!). Uno sventaglia una bottiglia vuota camminando all'indietro per guardare in faccia gli altri due. Uno fa gesti che sembrano dire "quella volta che mi sono vomitato in faccia". Il terzo mi dice "I love you" e poi "...she ain't!" e tutti ridono. Si', è decisamente l'inizio di un nuovo giorno.