trovando casa
Ho sempre sostenuto che le grandi città non vadano d'accordo con i grandi bagagli a mano. A volte sembro dimenticarlo e con uno zaino che mi ha fatto bruciare le spalle in queste ultime ore, l'unica benedizione della giornata sembra essere il tempo. Sole caldo e t-shirt per un cielo che i Londoners non si aspettavano. E allora, alle cinque, ora di uscita dagli uffici, in molti si precipitano nei tavolini fuori dai café e prendono tutti i raggi che possono. "Domani chissà" è il sottotitolo adeguato alla situazione.
Puoi appollaiarti su un anello per biciclette e rispondere alle email del primo pomeriggio collegandoti al wifi del café più vicino. Puoi fare pranzo al supermercato e decidere di bere una pinta di latte al 4% di grassi in strada, senza correre il rischio di essere guardata male. Questo puoi fare. Mi domando soltanto in che caso questi due poliziotti che passeggiano cullando i loro mitra potrebbero reputare sconveniente un qualsivoglia atteggiamento. È la terra dei fuori di testa, questo è chiaro.
Comprendere il codice delle piattaforme e dell'ordine delle partenze è maledettamente complicato. Tendo a confondermi ogni volta fra il numero del binario, il numero dell'ordine di arrivo dei prossimi treni per ogni binario e il numero che la voce dice ogni venti secondi per annunciare l'arrivo di un nuovo treno. C'è poi il fattore fretta/fregatura che ti spinge a salire comunque su un treno che sta per chiudere le porte. Io spesso salgo anche se non è il mio e rimando la decisione alla fermata successiva dove scendo e do a me stessa una seconda opportunità.
La mia stanza è al piano terra e comprende tre uscite, il che non è affatto male considerando che nella mia esperienza ho quasi sempre vissuto in camere di passaggio. Mi sembra un po' di essere in una stanza di albergo, bollitore e pila di asciugamani annessi. Qualcuno mi ha letto nel pensiero: sul comodino troneggia una edizione "50° Anniversario" di Harper Lee - How to Kill a Mockingbird.
Cinque finestre e undici punti luce. Sul davanzale un vaso in cristallo contiene coloratissime caramelle a pasta filata. Sì, adesso sono certa di vivere nella campagna inglese.
20.04.2015
partenze di primavera

Una coppia di occhialuti si sistema nelle prime file di posti del bus e riesco a immaginare come si siano conosciuti quando erano ancora dei monocoli.
Un ragazzo con ventiquattrore ostenta sicurezza sulla destinazione del bus.
Una ragazza indossa già la divisa ufficiale di quando sarà fra i suoi simili a Carnaby Street: collant sgualciti e hotpants.
Apprezzo i vantaggi di una città non puntuale e parto fuori orario su un bus che altrimenti non avrei preso.
Due colleghi pendolari abituali dell'aeroporto elogiano le città munite di stazioni ferroviarie sotterranee.
Chi mi ha prenotato il biglietto ha incluso l'opzione imbarco prioritario, un lusso che mai prima d'ora le mie stanche membra avevano potuto permettersi. Dopo un'attesa di figura per una navetta - prioritaria anch'essa - saliamo a bordo.
Un signore color rosa britannico è il mio vicino di posto e ha pianificato attentamente il suo volo: un'arancionissima edizione Penguin di Graham Greene - The Power and the Glory e una mela rossa.
La voce dall'accento irlandese avverte i passeggeri di rimuovere le auricolari in fase di dimostrazione degli assistenti di volo:
io dico che siamo nel futuro, le auricolari sono parte di noi uomini del ventunesimo secolo in modalità default.
Chiudo gli occhi e mi appoggio allo schienale: riesci a immaginarti in un café più tardi, una volta atterrata?
Il momento che preferisco dell'arrivo - dopo le teste piegate di chi sta in piedi in cabina nell'attesa dell'apertura portelli - è la corsa al controllo passaporti. Questa volta sono riuscita sì, a superare tutti i passeggeri del volo italiano ma mi sono imbattuta in quelli che li precedevano, arrivando da un volo tedesco, tutti molti organizzati e diretti all'area passaporto elettronico. In poche parole sono riusciti a intasare la fila che di per sé non esisterebbe in quest'area.
Tutto il tempo guadagnato nella corsa al controllo passaporti viene poi irrimediabilmente perso andando in bagno o a comprare cibo. In bagno succedono le cose più disparate per ogni business woman che si rispetti. Si percepisce che di qui passano tutti i giorni molte persone che per lavoro volano su e giù per il paese. Una si dà la lacca ai capelli. Sì, concordo che questo dovrebbe essere d'obbligo per ogni passeggero che sbarca nel Regno Umido.
Vi assicuro che darsi lo smalto in un cesso dell'aeroporto era una delle cose che mai avrei pensato di fare, ma i tempi stamattina sono stati ristretti. In realtà lo consiglio vivamente proprio perché ci si può asciugare sotto i potenti getti secca-smalto.
Una coppia di occhialuti si sistema nelle prime file di posti del bus e riesco a immaginare come si siano conosciuti quando erano ancora dei monocoli.
Un ragazzo con ventiquattrore ostenta sicurezza sulla destinazione del bus.
Una ragazza indossa già la divisa ufficiale di quando sarà fra i suoi simili a Carnaby Street: collant sgualciti e hotpants.
Apprezzo i vantaggi di una città non puntuale e parto fuori orario su un bus che altrimenti non avrei preso.
Due colleghi pendolari abituali dell'aeroporto elogiano le città munite di stazioni ferroviarie sotterranee.
Chi mi ha prenotato il biglietto ha incluso l'opzione imbarco prioritario, un lusso che mai prima d'ora le mie stanche membra avevano potuto permettersi. Dopo un'attesa di figura per una navetta - prioritaria anch'essa - saliamo a bordo.
Un signore color rosa britannico è il mio vicino di posto e ha pianificato attentamente il suo volo: un'arancionissima edizione Penguin di Graham Greene - The Power and the Glory e una mela rossa.
La voce dall'accento irlandese avverte i passeggeri di rimuovere le auricolari in fase di dimostrazione degli assistenti di volo:
io dico che siamo nel futuro, le auricolari sono parte di noi uomini del ventunesimo secolo in modalità default.
Chiudo gli occhi e mi appoggio allo schienale: riesci a immaginarti in un café più tardi, una volta atterrata?
Il momento che preferisco dell'arrivo - dopo le teste piegate di chi sta in piedi in cabina nell'attesa dell'apertura portelli - è la corsa al controllo passaporti. Questa volta sono riuscita sì, a superare tutti i passeggeri del volo italiano ma mi sono imbattuta in quelli che li precedevano, arrivando da un volo tedesco, tutti molti organizzati e diretti all'area passaporto elettronico. In poche parole sono riusciti a intasare la fila che di per sé non esisterebbe in quest'area.
Tutto il tempo guadagnato nella corsa al controllo passaporti viene poi irrimediabilmente perso andando in bagno o a comprare cibo. In bagno succedono le cose più disparate per ogni business woman che si rispetti. Si percepisce che di qui passano tutti i giorni molte persone che per lavoro volano su e giù per il paese. Una si dà la lacca ai capelli. Sì, concordo che questo dovrebbe essere d'obbligo per ogni passeggero che sbarca nel Regno Umido.
Vi assicuro che darsi lo smalto in un cesso dell'aeroporto era una delle cose che mai avrei pensato di fare, ma i tempi stamattina sono stati ristretti. In realtà lo consiglio vivamente proprio perché ci si può asciugare sotto i potenti getti secca-smalto.
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