28.11.2009

quando il 50% è 1

non ho mai creduto alla legge delle probabilità. non è vero che quando lancio una moneta ho il 50% di probabilità che mi esca uno dei due lati. può uscirmi 80 volte croce e 14 testa e io posso continuare a lanciare ma le croci diventano 150 e le teste solo una trentina...mi domando allora come potrei mai raggiungere la parità se le croci continuano a crescere esponenzialmente, nonostante qualcuno sia fermamente convinto che prima o poi la parità si raggiungerà. io credo che potrei continuare a lanciare la moneta per tutto il giorno finchè non divento vecchia, ma le cose non cambierebbero, nonostante qualcuno continui a sostenere il contrario. "prima o poi": questa non è una legge. ci sono anche molte teorie sui moti millenari dell'universo, ma qui si parla di breve periodo.


come è sbagliato dire che sia 1 il 100%. il 100% è 2. come nel caso del pacco di yogurt. quando ne ho preso uno dal pacco ne ho preso il 50%. anche se compro un pacco da 6 di coni gelato; è inutile dire “prendiamo un pacco di gelati” se siamo in sei, perchè ci siamo appena comprati un cono a testa, non un pacco di gelati, ne consegue quindi che questa non rientra nella scorta personale. Questo accade nella più banale delle situazioni, ad esempio chi vi invita a un party dicendovi “entra, ci sono casse di birra per tutti”, vi sta semplicemente comunicando di affrettarvi al tavolo per vedere se è avanzata almeno una birra per voi. Dunque la frase non è “entra, ci sono casse di birra per tutti”, ma “entra, ci sono casse con birra per tutti”. Già, perchè con un rapido calcolo potete contare ben presto 8 pacchi da 6 (in pile da due, per farla sembrare di più) e lì dentro ci sono già una cinquantina di persone, senza contare quelli che arriveranno poi. Ora, se calcoliamo che tutti potenzialmente ne prenderanno una, essendoci solo quello da bere, e i più veloci prenderanno anche la seconda, si ridurranno drasticamente le possibilità per voi di prendere una birra.


come basta l'ultimo quarto di una torta a cambiare le porzioni dividendola in due. al secondo quarto le due metà sono pari al terzo sono inevitabilmente dispari. ma è l'ultimo quarto a stabilirne la sorte definitiva. infatti, se aggiunto al primo quarto può dare luogo all'equilibrio 50-50, ma il problema è se avviene il contrario. se aggiungiamo l'ultimo quarto dall'altra parte non solo il primo resterà immutato a 25%, ma la metà opposta incrementerà arrivando addirittura a ¾ ovvero al 75%. capiamo che la situazione si ribalta completamente. mentre potevamo avere un 50-50 ci ritroviamo ora a 1 contro 3! è veramente un rapporto impossibile. nella mia esperienza è quello che è capitato a mio fratello alla nascita dell'ultima delle mie sorelle. prima c'erano due sorelle e un fratello. l'arrivo dell'ultimo nato avrebbe determinato le nostre sorti per sempre. è una sorella. siamo a uno contro 3.


come non esistono le probabilità che una cosa non accada allo 0%. dopo aver pulito il barattolo di marmellata col pane le tue mani saranno sempre appiccicose. lo sai che non è una tua convinzione. anche se usi una forchetta. non puoi sperare di non arrabbiarti più con il computer, succederà ancora. nessuno prenderà mai i pasticcini quadrati e marroni dal vassoio e resteranno lì, mentre i primi a sparire lo sanno tutti che sono gli chantilly. e nessuno pescherà dal sacchetto una caramella con mille eguali, mentre tutti prenderanno l'unica diversa, per il principio di scarsezza, anche se questa si trova sul fondo del sacchetto. sto parlando di certezze. chi afferma di non avere certezze si sbaglia. anche se sei disperato, con le mani fra i capelli, scoprirai che ogni volta almeno un capello verrà fuori dalla tua chioma. come quando riempi il filtro della moka col caffè: per quanta attenzione tu faccia ne usciranno sempre alcuni granelli sul piano della cucina.

06.10.2009

a casa

la terra trema. arriva il 10. dal ceppo dell'albero dove sono seduta mi dirigo verso il tram.
il cielo è bianco.
questa è la mia città.

è il posto dove mi sento a casa. non sole caldo, non palme, non prati erbosi, ma case, case.
pavimenti umidi e tram.
tutto questo mi fa sentire a casa.

per quanto io possa viaggiare l'unico posto dove mi sento davvero in vacanza è questa città.
ho bisogno della mia dose di città.
mi tranquillizza.

là, dove mi affaccio da una finestra, vedo tetti rossi e oltre solo nebbia.

vacanze al mare...sì, ne ho sentito parlare. ma lì non ci sono foglie cadute zuppe di pioggia, non ci sono soli timidi e rumori di rotaie.
non pace, non tranquillità.
non alberi da controviale.

17.08.2009

montecarlo

te ne stai lì seduto sulla spiaggia a fianco a tua suocera che legge una rivista di attualità che non hai mai sentito nominare, mentre tu ti impegni con l'enigmistica. da quando esisti fai sempre il tuo preferito, quello dove bisogna annerire gli spazi e viene fuori una figura. sei seduto in una posizione scomoda, tutto ripiegato su quella pagina, con la lingua mezza di fuori e impugni la penna stile neolitico. di tanto in tanto lanci un'occhiata a tua suocera: hai paura che ti interroghi sul perchè stai facendo "annerisci gli spazi" invece che le parole crociate. mentre guardi giocare la tua bambina sulla sabbia pensi al giorno in cui tua moglie ha deciso il suo nome, Penelope. pensi a quando fra qualche anno le dirai che a suo tempo ti sei battuto per non darle questo nome, un nome che non avrebbe potuto avere diminutivi.

la tua massima aspirazione è fare colazione con l'amico del tuo veterinario di fiducia, nel tavolo a poppa del suo yacht e stare qualche mezzora parcheggiati nel porto a farvi fotografare da turisti increduli. anche quella mattina avevi fatto così, ma qualcosa era andato storto, forse i croissant scongelati che hai mangiato non erano il massimo. per questo te ne stai lì sulla spiaggia mentre tua moglie si fa il bagno con Penelope. c'è un gran sole e tu ti fai ombra da solo. presto quella tua schiena diventerà color aragosta. lo sai già, ma l'idea di doversi mettere la crema solare ti fa annoiare. ancor di più ti annoia il discorso che presto tua suocera tirerà fuori a proposito di protezione della pelle. tutti quei discorsi, dall'aloe vera alle cure dermatologiche, ai massaggi shatsu, ai fiori di bach non hanno mai mosso in te un barlume di curiosità.

aspetti che arrivi almeno qualche vicino di stanza del tuo residence, magari Alberto, così potrete parlare delle solite cose e tu avrai almeno una scusa per allontanarti dall'asciugamano per andare qualche metro più in là a prendere da bere. lui ti parlerà come al solito della giovane ragazza con cui esce, (per modo di dire...lei ne ha una quarantina e lui intorno ai 60) e tu come al solito penserai al fatto che è un illuso da sempre. hai sempre pensato che lei sia una ingrata succhiasoldi, fin da quella volta che aspettavate il traghetto in coda a Porto Cervo. tu con tua moglie e lui con la sua nuova preda. si fa per dire. in realtà la preda di ogni donna che gli si era mai affezionata era lui. sono stati tutti amori interessati. ti ricordi di come
la sentivi parlare e da subito qualcosa era andato storto con quello che le si sentiva dire. mentre parlava, in più, aveva sempre lo sguardo rivolto altrove alla fine di ogni frase, come se stesse cercando qualcosa di meglio da fare.
a vederli da fuori, loro due, avresti creduto che lavorassero come modelli per qualche catena di vestiario alto-borghese. vestiti identici. ma lei nonostante gli stessi identici vestiti, sembrava diversa, forse per quella sua volgarità di fondo dei modi e dei gesti.

ecco, lo vedi arrivare, Alberto: uguale a prima, gli stessi pantaloni azzurri rigati, gli è solo cresciuta un po' la pancia dalla tua visione di Porto Cervo tre anni orsono. ti dice che lei ci ha ripensato riguardo al loro rapporto e che è tutto finito. lui è incredulo. anche tu, pensando che non puoi dire che l'avevi avvertito in quanto l'hai solo pensato. troppe volte. sono tutte così le donne. non fai in tempo a credere che ne hai appena sposata una. e non l'hai fatto sotto pressione di un'ultrasessantenne. una pacca sulla spalla porrà fine alla vostra patetica discussione. lui non deve aver capito perchè troppo immerso nel suo Martini bianco secco di metà mattina. il terzo. probabilmente fra meno di quanto si creda si accorgerà che il barista ha dimenticato l'oliva e inizierà a imprecare. non avresti mai detto che si sarebbe dato all'alcol. del resto, avresti dovuto sopettare fin da quella volta che l'avevi visto offrire un drink a tutti quelli del ponte 8.

tu non ti sei mai dato all'alcol. non ti droghi nemmeno e non l'hai mai fatto. resti incredulo anche su questo; come è stato possibile? nel posto dove lavori lo fanno tutti e sei venuto a saperlo dopo anni, solo perchè qualcuno ti ha offerto una tirata in bagno nella pausa di una riunione. "non capisco, davvero tu credi che qui noi andiamo avanti senza ricarica? non so come tu faccia, davvero..intendo, non so come tu faccia senza"... "come dici?..ah vuoi dire questa, certo... prendi pure il mio badge" avevi risposto dopo che lui col naso aveva indicato quella bustina che portavi al collo. ti eri reso conto che eri l'unico dell'ufficio a portarlo al collo. tutti gli altri lo tenevano in tasca. ora ti era tutto chiaro. ecco perchè a volte sulla spianata di marmo dei bagni dove eri solito appoggiare il dentifricio trovavi sempre nello stesso punto alcuni granuli di polvere bianca, che rimanevano attaccati al tubetto.

non hai nemmeno paura che col tempo potresti finire anche tu come loro. sei troppo assopito con la tua vita. non potresti mai nemmeno tradire tua moglie o allontanarti per troppo dall'asciugamano dove eri seduto. già vedi mentre stai tornando una mano che sventola. già proprio come se non ti ricordassi che è sempre quello il posto che occupate da tre anni, come se non potessi gustarti quegli ultimi secondi di libertà, come l'ultimo pezzo di una focaccia da passeggio che inavvertitamente ti cade di mano. la tua è una camminata verso l'inferno.

senti un bambino che piange. le urla soffocate dalla madre che cerca di asciugargli la testa con l'asciugamano, lui si agita, ma non può fare nulla perchè è ancora troppo debole e finisce col fermarsi, sfinito, cade nella sabbia e domani capiterà la stessa identica cosa.

06.08.2009

taccuino di sardegna

siamo così fragili, corruttibili. fatti di carne da nutrire, fatti di vizi. cedevoli a ogni input. stiamo immobili a pensare a quello che sarà di noi.

pensiamo di poter possedere le persone. pensiamo di proteggerle in questo modo, ma non facciamo il loro bene. noi, non possiamo decidere per nessuno. siamo troppo attaccati agli altri umani. così attaccati che lasciamo che quest'attaccamento determini le nostre scelte e i nostri stati d'animo.

e poi arriva il solito pensiero della nostra morte improvvisa e di quanto vorremmo essere ricordati. e pensiamo a tutte le persone che ci saranno al nostro funerale. e pensiamo a tutte le volte che abbiamo pensato a un'ipotetica morte: come ci sembrano futili adesso quei pensieri. esattamente come questi lo saranno poi.

[+++]


in rari momenti di felicità emergenti da una vita monotona l'unico modo per pensarci su è sostare in azioni che si giustificano con gli stessi momenti ad esempio limarsi le unghie è uno di quei tipici momenti per pensare a qualcosa. il fine giustifica i mezzi.

[+++]


quando da piccoli ci si vuol sentire grandi si imitano gli altri. quelli che magari hanno solo un anno in più di noi ma ci sembrano sicuramente degli idoli. mi ricordo in particolare degli episodi.

una volta eravamo al mare nella mia casa ed erano venuti dei nostri amici. io e il bambino dei nostri amici, Lorenzo, avevamo preso la stessa pizza ovviamente. o meglio io l'avevo copiata da lui. io ricordo benissimo che copiavo tutti i suoi movimenti, mi volevo sentire grande come lui, ma soprattutto un vero uomo, anche se ero una bambina. mangiavo la pizza nel suo stesso modo. lui alla fine aveva avanzato le olive e io avevo fatto lo stesso anche se avevo una fame di quelle olive...mi è rimasta ancora adesso! le olive sono uno dei miei cibi preferiti.

un'altra volta ero uscita da scuola, probabilmente in seconda elementare. spesso in primavera, all'uscita, mia mamma e la mamma di Federica decidevano di andare dal gelataio subito fuori. federica era una divora-gelati. io mi reputavo abbastanza in gamba sotto quest'aspetto eppure non riuscivo mai a finirlo prima di lei. poi lei chiedeva dei gusti patetici per un bambino, tipo marron glacé e caffé, e a me proprio non piacevano; ma piuttosto di essere come lei avrei fatto qualunque cosa. non me li gustavo mai quei gelati. sua sorella era più grande di 3 o 4 anni e lei si guardava sempre Beverly Hills. e a me era proibito.


[+++]


note:

letto di insalata?
rischia di diventare un problema proprio perchè qualcosa gli si sdraia sopra.

27.05.2009

doccia

fine di una giornata. ora il vento soffia fresco. vado nella doccia. l'acqua cade e scrolla il calore della giornata di dosso. l'acqua lava via il calore accumulato durante tutta la giornata. cade e tu sei come una pietra, prima impermeabile a testa china sotto il getto e piano piano l'acqua viene accolta dalla pelle. l'acqua è fredda e le gocce battono sulla testa e piccoli fiumi gocciolano dagli zigomi che sono in basso, a guardare i piedi. come aghi sotto le unghie delle mani. pioggerellina di aprile. ma anche impercettibile e inafferrabile entità. vorresti prenderla, l'acqua, farle qualcosa, abbracciarla...ma lei non esiste sotto la doccia, è sfuggevole. è buio fuori. è buio dentro. come la sera l'acqua passa nei macchinari caldi delle fabbriche per raffreddare. io mi sto raffreddando. bevo. l'acqua è fresca. un fiume appannato sotto i miei piedi, non vedo. sono miope e umida. dovrei uscire, prendere il sapone. ma sono ancora qui a pensarci e quando metterò il piede fuori tutto si bagnerà. il rumore delle gocce è consolante, mi culla il cervello. e tutto cade ai miei piedi. opaco.

13.05.2009

cattive compagnie

fra le pagine di un taccuino scritto mesi fa.....

mi ricordavo che fin da quando ero piccola ho sempre cercato compagnie che a qualcuno prima o poi finivano per non piacere. al mare per esempio avevo degli amici casinisti che dicevano parolacce e facevano scherzi al vicinato. e anche se io non ero negligente come loro, ero dell'idea che  avessero sicuramente qualcosa che mi attraeva per qualche motivo.ero specialmente amica di quelli che si facevano sgridare dai genitori e a mia mamma questi bambini non piacevano. ancor di più non le piacevano quelli che non venivano sgridati anche se ne facevano di tutti i colori. poi mandava mio padre a spiare i loro gruppi per sentire quante parolacce potessero conoscere in più di lei.
ma credo che non si sarebbe mai aspettata la gente che ho poi conosciuto dopo.. alle medie. il primo giorno di scuola volevo assolutamente conoscere una ragazza che si era subito distinta dagli altri perchè già nell'intervallo aveva preso a calci degli altri compagni per divertimento. quanto avrei voluto essere anch'io come lei.

e volevo dire grazie a tutti questi che come lei hanno permesso il mio sviluppo contorto. a tutti quelli che mi hanno dato una spinta. ancora oggi mi capita di identificare questi individui a distanza di chilometri e non ci posso fare niente: sono inevitabilmente attratta dai trascurati, dagli isolati della società, da quelli che il tuo ragazzo odia per forza di cose, da quelli che la mamma sconsiglia, da quelli che la prof. chiama "certi ceffi". da questi e da molti altri che verranno... ci vediamo in giro, disadattati sociali di tutto il mondo.

11.05.09

zero

13.03.2009

cioccolata

in effetti è un pezzo che mi vengono idee..ma tempo di arrivare davanti a questi post mi sono già dimenticata l'importanza di ciò che voglio scrivere. sono qui per dirvi che invece adesso l'argomento ce l'ho fresco e si tratta del cioccolato (che non posso citare perchè altirmenti mi cancellano il blog), cioè quelle barrette col bambino sulla confezione da 8. che poi io credevo che contassimo in base 10..perchè devi metterne 8? e se io avessi voglia proprio di quelle due barrette alla fine? (come peraltro sta accadendo in questo momento..). ma poi, il bambino che hanno sostituito...quello è il vero problema di questo prodotto. l'hanno voluto sostituire. allora: andava tanto bene quello con la faccia da Heidi, leccato dalla mucca perchè dovete rovinare il tutto mettendone uno più alla moda che c'ha i capelli biondi e sparati in su? sparati nei limiti intendo..è pur sempre un prodotto pacato. però adesso la cazzata si sn accorti di averla fatta e allora dato che il nuovo bambino è stato deriso da tutti e dio solo sa come farà a liberarsi delle burle altrui per tutta l'adolescenza, hanno deciso di indire un concorso "alla ricerca del nuovo bambino" (senza sapere ovviamente che tanto non lo troveranno mai, dovrebbero rimettere il vecchio). poi gli hanno fatto sti ritocchi digitali che la barretta è un render spettacolare messo a confronto con il vecchio disegno manuale dell'edizione passata. invece sto bambino l'hanno truccato apposta da vecchio montanaro. un vero schifo.

ora vorrei che parlassimo della famigerata scritta +latte -cacao. escludendo l'errata interpretazione del latte+, direi che i bambini hanno già problemi nelle operazioni matematiche ma se vedono una scritta del genere non capiscono proprio. anche allo spot televisivo lo dicevano ed era ovviamente rivolto alle mamme. perchè se un bambino sente che c'è più latte di cacao dice "che schifo!". cosa gliene frega al bambino del latte, scusa? poi è proprio un inganno per dire alla mamme di comprare il cioccolato "sano" e invece rivestire questo latte condensato con uno strato di cioccolato che faccia sembrare la barretta più appetibile (ma in realtà dentro c'è il latte!ahahaha!!). poi resta il fatto che sia uno dei miei cibi preferiti. e dunque che con me questa roba ha funzionato..barretteeeee, barretteeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee!!!!! scusate..
poi c'è chi è andato sotto anche con l'Estathè. io no poichè da piccola non me lo bevevo, ma provate a chiedere a chi all'asilo se lo portava sempre..loro adesso non ne possono più fare a meno. con quella sua cannuccina che dovevi bucare proprio lì dove c'era disegnato il tè se no non andava bene. e loro lo fanno ancora oggi..guai a bucare in un altro punto!

28.02.2009

hangin' over

le solite atmosfere attraversano la città di questi tempi. la torino sempre on the move, ai murazzi o per le stesse vie di sempre che in questo periodo ha bisogno di uscire e transita in una fase che aspetta l'estate ma che sta uscendo da un tempo rigido che per qualcuno vuol dire andare a sciare. chi non è in valle è qua nella city. e la si percepisce questa fase di transizione. specie per chi si è appena laureato o per chi comunque è in stallo da un po'..la sessione di esami è finita per tutti.

febbraio: un po' il mese dell'attesa. questo febbraio, è particolarmente rigido oltre che essere corto. e siamo già alla fine. domani siamo a marzo..e si cambia giro. e siamo sempre in ritardo rispetto alle nostre tabelle aspettando di dire ogni venerdì TGIF (thanks god it's friday!) e finalmente allentare il guinzaglio per uscire la sera, con conoscenze improbabili. due bicchieri e senza accorgersene è di nuovo un lunedì mattina incredulo di un tempo ormai finito per dormire, di un sogno spezzato dalla maledetta sveglia. e sei di nuovo su un pullman che porta le tue chiappe in un posto in cui devi stare 8 ore...e intanto pianifichi la tua settimana, sapendo già, mentre scrivi, che nulla di tutto ciò sarà rispettato. e quando finalmente arriva il venerdì non ti accorgi nemmeno che il weekend sta già di nuovo finendo. e continui a pensare a quello che accadrà dopo, fra due ore, quando finalmente finirà il turno (perchè quello che fai non ti piace), fra tre giorni, il weekend dopo al prossimo party tanto atteso che si rivelerà inevitabilmente un flop. e allora tutti che si sballano e vanno ai party, perchè l'importante è divertirsi.

ma l'importante non è divertirsi. tutti vorrebbero avere mille donne e mille uomini perchè ognuno di natura desidera il massimo per sè. mille alcolismi, mille sballi, notti, vestiti alla moda corrente e a poco prezzo, essere di punta fra i designer, essere avanti rispetto a tutti, downloadare il mondo, entrare ovunque, perchè tutto è permesso e nulla è chiuso, parlare per primi e il giorno dopo raccontare a qualcuno prendendo un caffè verso la mezza.

25.02.2009

ode al cellular disperso
lui era così placido.
aveva sempre il silenzioso.
ma non quella volta..per tutta la valle un eco di Mozart risuonò
ma non giunse certo alle mie orecchie.

oh, povero cellulare, dove sei?
ti ho cercato per tutta la sera dalle 5,
ora di effettiva chiusura degli impianti,
ma non ci sei più.

sono passata invano sotto i nastri di chiusura dei vigili del fuoco,
ti ho chiamato tante volte e non ti ho sentito, forse eri sepolto nella neve?

neppure col calare della sera riesco a vedere
la tua luce blu che sempre nella notte mi svegliava se ti lasciavo chiuso.
oh, cozza, perchè ti ho perso?
perchè ho perso l'adesivo che avevi dietro,
ancor più prezioso di te?

tu eri bianco sfortunatamente
e realizzai presto che nel cercar errante
non ti avrei mai più ritrovato.
ti mandai un messaggio in inglese
così che quel di Sauze potessero intendere.

oh, quale triste destino incombe su di me?
che forse il fato mi preservi
da tutte queste persone che mi cercano?

ti ho chiamato ancora stasera, o cellulare,
e tu canti ancora
e già da qui ti immagino cantar fra le montagne
dove riposerai in pace
quando l'acqua del disgelo raggiungerà i tuoi circuiti di silicio.

addio, mio buon vecchio sistema finlandese
indistruttibile anche dopo 2 giorni nella neve, poichè risuoni ancora.
addio, messaggi dell'archivio sui quali prendevo appunti
addio, semplici funzioni senza problemi.

04.02.2009

feste delle elementari


quante feste di compleanno negli spensierati pomeriggi delle elemetari. di solito iniziavano alle 5. già, perchè la scuola finiva alle 4. che ricordi. mi ricordo che riuscivo in particolare a intrufolarmi (un po' come adesso..) alle feste in genere di gente che conoscevo poco - o che mi aveva invitato all'ultimo minuto perchè forse se ne era dimenticata prima - e puntualmente quindi mi presentavo senza regalo per la disorganizzazione. le più belle erano le feste dei compagni di classe di mia sorella che ovviamente iniziavo a salutare solo dal giorno della loro festa e così mi invitavano. molti avevano preso l'abitudine di andare a festeggiare in una pasticceria vicino alla scuola - si vede che le mamme avevano fatto il passa parola. ah, le mamme! quelle mamme erano così anni '90, con quei loro capelli e quelle borsette che arrivavano alle tasche dei jeans (quindi non molto in basso per l'epoca). in queste pasticcerie si mangiava bene perchè si mangiava la 'roba di pasticceria'.

certi regali poi mi sono proprio rimasti impressi. perchè c'erano quelli che avevano sempre il regalo perfetto - e quelli non passeranno mai alla storia perchè rientrano nella norma, nessuno si ricorderà mai il loro regalo. invece quelli sfigati, quelli che regalano cose proprie o quelli che si sfigurano davanti a tutti, quelli sì! che verranno ricordati in eterno. perchè sono capaci tutti a regalare la Barbie da collezione a Roberta - che alla fine il più contento era suo padre, non si sa bene il perchè. ma quelli che crepano di inventiva, quelli che rischiano tutto... quella è un'altra cosa. come Alessandro che aveva regalato un suo pupazzo, qualcosa che probabilmente usava all'asilo, tutto impacchettato in una confezione fatta da lui con i pezzi di cartone, quasi come se fosse l'imballaggio vero del giocattolo e dopo che la festeggiata l'aveva scartato erano saltati fuori questi pezzi di cartone e nessuno aveva capito perchè.

una volta ero andata da Luca un compagno di classe di mia sorella. le sue feste erano note come magistrali. una volta aveva fatto una festa per carnevale ma - non si sa bene in motivo - tutti avevano portato un regalo. probabilmente coincideva con il suo compleanno? ma la cosa non sembrava riguardarmi più di tanto. non era la prima volta che andavo in quella casa... ma fu l'ultima. per questo la ricordo bene. io mi ero vestita da ballerina... non che fosse un vero costume, era la prima cosa che riuscivo mettere insieme con una gonna di pizzo rosa e delle scarpette da danza classica comprate al mercato. il fatto è che il costume da pantera rosa che mi aveva fatto mia mamma non mi entrava più e tutto sommato mi ero stancata delle mamme che mi dicevano: "e tu cosa sei? un gatto rosa??" ma ti pare??! secondo te mi sono vestita da gatto rosa? cioè ti sembra un personaggio celebre o anche solo minimamente popolare? tornando alle feste... alla fine si riusciva a perdere sempre qualche pezzo del costume tipo: gli zorro dimenticavano la spada da qualche parte, le principesse lasciavano la corona appoggiata su qualche tavolo e così via. io alla fine quella volta avevo dimenticato dei nastri che tenevo intorno alle gambe e che ovviamente per loro natura non avrebbero mai potuto rimanere lì come del resto le scarpe e tutto il resto, si sa. e poi arrivava sempre quel momento che separava l'animazione di gruppo dall'anarchia totale in cui i bambini giocavano al limbo e nonstante il papà abbassasse il volume della radio, c'era sempre un bambino che ogni volta che passava sotto il Limbo girava la rotella dello stereo e il papà non riusciva a capire il perché del continuo innalzamento di volume.

la peggiore di tutte le volte era stata a casa di Stefania. sua mamma mi aveva già preso in contropiede perchè - non a torto - mi reputava un po' attiva, per così dire. ma non mi era mai sembrato di accorgermene, devo averlo capito dopo. una volta alla sua festa di compleanno ci eravamo chiuse tutte in bagno e io ero andata nella vasca per sfruttare meglio lo spazio, al che tutte si erano scandalizzate e avevano iniziato a urlare fino a chiamare la mamma che era arrivata e vedendomi aveva detto a gran voce: "ma a casa tua le fai queste cose?". forse si aspettava un no. quella frase avrebbe voluto essere di monito ma io avevo detto in tutta risposta che le facevo eccome quelle cose a casa mia. la cosa ancora oggi fa fatica a turbarmi del tutto. quanto è vero che l'acqua del bidè è più buona di quella del lavandino (sgorga prima, perchè più in basso) è vero anche che non è una cosa sconvenevole entrare con le scarpe nella vasca. sì, perchè adesso che mi ricordo erano state le scarpe a turbarla. tutte queste voci di quello che facevo riscuotevano in giro una fama incredibile..."ma sapete che Cecilia è entrata nella vasca con le scarpe??"...che novità. solo adesso riesco a cogliere uno stato di vergogna, dopo 15 anni è già qualcosa.

02.02.2009

Kelly Slater è sul mio pullman
sono là seduta al fondo del pullman. è sera e come al solito le luci dentro al pullman sono mezze fulminate. nel centro c'è un'omino appoggiato a un sostegno; ha tutta l'aria di essere Kelly Slater. mi sembra alquanto impossibile che sia lui eppure scrutando fra le ombre del pullman non c'è un tratto che non gli corrisponda! sembra incredibile, ora sono proprio convinta che sia lui. la stessa pelata, lo stesso sopracciglio folto...però è ancora nel'oscurità. non si riescie a vedere bene. a un tratto viene alla luce..eccolo che arriva..e ovviamente non è lui. si mette dietro una signora per scendere. ha tutta l'aria di voler derubare, ma io lo vedo. sono già pronta a urlare, ancora non so cosa ma urlerò. magari potrei urlare e basta senza parole..anche perchè se dicessi il mio solito "ehi!!" mi potrebbe picchiare pensando che gli ho rovinato i suoi piani diabolici, invece se urlassi e basta avrei la scusa del malato mentale che è sempre meglio lasciare stare..nessuno vuole addentrarsi nei meandri delle menti malate o peggio ancora di quelle dei posseduti, quindi tanto vale gridare senza motivo tipo "uhhaa-uhaa- uhhaaaaaaaaaaaa!!!!!!!!" ma proprio alla stessa frequenza di "basta pellicce" (non so se qualcuno di voi ha mai avuto la sfortuna di incontrare qualcuno di questi..vi assicuro che non esiste decibel più alto, a parte Krakatoa naturalmente). solo che poi scendendo avrei bussato ai miei vicini di posto per dirgli "non sono pazza, non sono pazza!"... e loro naturalmente mi avrebbero creduto... a parte questo, non saprei se sarebbe meglio farmi picchiare con dignità o esserecreduta pazza o drogata dai vicini di posto. quesl che importa è che l'omino che non era Kelly Slater non era nemmeno un ladro.

15.01.2009

chewing-gum balls
i love 'em all. sono più che altro belle da vedere ma in realtà se c'è un sapore che può ricordare la old-school è quello. mi facevano proprio schifo, ma la cosa bella è che mettevi la monetina e usciva dalla macchinetta. solo adesso ne apprezzo davvero il gusto unico e inimitabile (inimitabilmente inutile) che mi riporta indietro ai tempi in cui correvo nei prati con le ginocchia sbucciate di colore verde (attenzione!sbucciate lo sono tuttora ma il particolare è che un tempo erano anche verdi..). la particolarità inoltre è che si attaccano ai denti con un potere extraordinario.

sono colorate. hanno quei colori pazzeschi appartenenti a una vecchia mentalità di marketing secondo la quale più una cosa è flashy più è buona. flashy come un neon sopra la mia testa che ha finitoli gas e mi sta facendo impazzire. potresti stare a guardarle per ore. come quelle lampade degli anni '70 con le bolle dentro che cambiano continuamente. come quelle riviste di skate che si trasformano quando sei stanco o ubriaco. ci entri dentro. mi ricordo che una volta ero tornata a casa dopo un’allegra serata e ho fatto la tipica cosa che facciamo tutti quando torniamo a casa dopo un’allegra serata. non mi sono buttata subito nel letto; quello è uno dei momenti in cui si percepisce di più la pace. e allora cerchi di goderti il silenzio della casa, della notte. magari bevi un bicchiere d’acqua stando fermo immobile in piedi guardando nel vuoto verso il basso; e poi il bicchiere ti rimane in mano fino a quando riesci a dire al tuo braccio di andarlo a posare.

era uno di quei momenti quella sera. mi sono seduta un attimo sul divano, non ero stravaccata, ero appena seduta sul bordo a schiena dritta, con l’intenzione di andarmene dopo poco. ho preso una rivista di skate che c’era lì sul mobile e ho iniziato a sfogliarla, piano. in quei momenti il tempo sembra che si fermi. le mie dita asciutte slittavano sulle pagine. mi ero appena lavata le mani ed erano diventate secche. accarezzavo questa rivista a poco a poco,come non avevo mai fatto. la guardavo come non l’avevo mai notata. c’erano dei particolari, delle foto, magari delle pagine più stupide della pubblicità che ora mi tenevano lì incollata e non volevo svoltare pagina fino a che non le avessi scrutate bene. c’è tutto il tempo. entravo dentro le foto, ero lì, con quella gente e quelle tavole, giravo intorno, è pazzesco. guardavo fino a entrarci completamente dentro. guardavo le calze degli skaters. e le sequence erano la parte più bella: si muovevano, a ogni fotogramma si spostavano di un po’ e girava tutto.

una volta stavo guardando una rubrica al fondo di un magazine dove c’era una sorta di votazione di qualcosa con delle foto per ogni argomento e sotto il punteggio espresso in megafoni. i megafoni (proprio come i loghi dell’audio nei video) erano cinque. ma erano colorati solo quelli corrispondenti al punteggio e i rimanenti rimanevano grigi. mi ricordo che a un tratto ho cercato di alzare il volume schiacciando sopra col dito. ma i megafoni, ahimè, non si accendevano e non partiva nemmeno il video! ....

10.01.2009

fra un esame e l'altro

sono le 6:30 di mattina di sabato per giunta. tempo zero sono scesa dal letto. quando dico tempo zero, io intendo veramente "t con 0". non è passato nemmeno un secondo da quando mi sono svegliata a quando cercavodi mettermi un paio di pantaloni sopra il pigiama. tempo uno di conseguenza ero al volante. ho accompagnato mio fratello che stava perdendo di sicuro il treno per andare a snowboardare. èstato piacevole soprattutto guidare senza calze...

Sono in un sogno, cammino,cammino, entro nei negozi e..se c'è una cosa che odio è provare scarpe eleganti vestita... come vado vestita, in questo modo. a un tratto mentre cammino entro in uno stabile: è pieno di addobbi di "Luci d'Artista"... "Ecco dove tengono quei dannati addobbi!", pensai. e scoprii tardi di aver pensato un'altra volta ad alta voce.

sogni e incubi
a un tratto sono sulla mia scrivania e mi guardo le mani. per qualche strano motivo decido che una delle mie mie dita deve saltare via. e decido di liberarmi proprio del medio della mano sinistra. so che una volta eventualmente riattaccato non sarà più la stessa cosa, perchè sarà storto. e non capisco nemmeno perchè mi sia venuta l'idea di tagliarmelo. però devo proprio farlo. è una forza che mi costringe. è un po' contro la mia volontà anche. allora me lo sego alla base. cavolo, poverino. esce un po' di sangue ma non troppo. adesso lui giace in fin di vita sulla scrivania. ma non è ancora morto..voglio salvarlo, devo metterlo nel freezer. mi guardo la mano: sembra incompleta adesso. manca proprio il pezzo centrale anche se tutto sommato rimane abbastanza simmetrica. vado un attimo di là poi non so per quale motivo mi attacco un altro dito, che però è leggermente più corto, un po' si nota. l'avrei detto io che anche cucito bene non sarebbe stata la stessa cosa di prima. poi non capisco ancora perchè l'ho fatto. torno alla scrivania e il dito è ancora lì. è bello in fondo. avrei detto che i morti mi facessero più impressione, ma lui è ancora un po' vivo, è caldo lo tengo in mano e molle, e pulsa anche un po'. ovviamente non essendo più attaccato non sento più niente. il sogno finisce così. e da una parte è stato meglio che fosse un sogno.

03.01.2009

dei discorsi e del metodo

succede che si racconta di tante cose, dicevo, e che riaffiorano i ricordi dai racconti stessi. e parlando son l'uno e con l'altro emergono esperienze comuni, eventi passati e sensazioni di nostagia e di fallimento allo stesso tempo. e ti domandi che senso ha quello che stai facendo adesso. adesso che ci penso, quante cose mi ricordo.

ricordo ancora il giorno in cui andai a comprarmi la tavola. la prima. avevo 14 anni. cavolo mi sembrano pochissimi. infatti ero piuttosto tonta. sono entrata in quel negozio, Island Snowboard si chiamava, dovrebbe esserci ancora. allora entro, dicevo, tutta sicura, con mia mamma che me l'avrebbe pagata lei. chiedo al signore se mi può vendere una tavola. lui mi chiede: "per street o per rampa?"..ma dico, sei scemo?che cazzo di differenza fa??ma mi hai vista in faccia..si fa fatica ancora a capire se sono un uomo o una donna talmente sono piccola. subito non sapevo perchè mi stesse facendo quella domanda, non sapevo niente di niente sullo skateboarding. sapevo solo che bisognava spingersi. devo avere fatto una faccia che diceva "fai un po' tu...". allora lui mi ha tradotto: "devi andare in rampa, dico, le strutture..oppure fai street??che ne so..ollie, flip..hai capito?" la mia risposta era comunque no. ma la mia preoccupazione era di fare la figura di quella che comprava ciò che non sapeva e di fare una figura anche davanti a mia mamma. allora ho detto "mah, un po' di tutto" forse ho detto street...non ricordo. alla fine lui è andato dietro e ha preso un po' di tavole e mi ha chiesto quale preferivo. ne ha alzata una guardandola nel profilo ha detto: "beh, vedi, questa ha una curvatura totalmente diversa da quell'altra non vedi??" io ho annuito, come se fossi completamente daccordo. erano due tavole identiche e io la curvatura nemmeno la vedevo. era un po' come le due cinture identiche di "il diavolo veste prada" (solo che in quel caso non c'erano differenze!!). ha ancora il coraggio di chiedermi: "qualche preferenza per i trucks?"...... "...già..i trax.." rispondo io. forse mi aveva scambiato per una persona importante. amico, capisco che siamo entrati da poco nell'anno 2000..ma non puoi pretendere!! costava tutto tanti soldi, ma mai, mai avrei detto che i prezzi sarebbero saliti così oggi. così sono uscita dal negozio un po' sconfitta dalla mia ignoranza, un po' per pensarci..era così anche quando compravo un paio di scarpe,dovevo sempre pensarci bene. ancora però mi ricordo, non avevo le scarpe per skateare..per un'annetto sono andata avanti con le Puma Suede rosse..spettacolo, uno dei più bei paia di scarpe dalla mia vita. all'inizio non esistevano molte scarpe per skateare in commercio. c'erano solo le Globe quell'anno, mi ricordo. unico punto vendita in piazza Castello. con Rodney Mullen sul retro delle riviste e quant'altro. successivamente sono approdate le Vans e poi nei negozi di surf potevi trovare anche le Reef..ma quelle erano un po' sfigate. in realtà prima esistevano già le Air Walk..(ma erano considerate le scarpe delle medie).

02.01.2009

capoDanno v.2.0

ho fatto le 3:30. orario ricorrente nella mia vita. rispettabile. come ogni 31 dicembre succede sempre che mi avvicendo in cose strane durante il giorno, per concludere l'anno in bellezza o per cercare di recuperare ciò che non si è fatto tutto l'ultimo giorno.

è il giorno dello scadere delle iscrizioni annuali di un po' tutte le cose. tipo la tessera musei; questo è il giorno in cui bisogna vedere tutti i musei possibili, se no poi finisce l'anno. tanto poi capita che dopo due mesi mi rifaccio di nuovo la tessera per l'anno successivo. oggi per esempio mi sono ritrovata prima a far fotocopie con Fra e Grace, le mie due compagne di corso e poi siamo andate in un bar senza motivo. io osservavo due americani che sorseggiavano nebbiolo di prima mattina. è strano se ci pensi, ma forse ti sembra strano fare tutto ciò perchè lo fai solo per l'ultima volta in un anno, ma in realtà sono cose che fai tutti i giorni e ti sembrano normali.

la festa è arrivata e anche la solita voglia di dire stronzate e di parlare di tutto al mondo. credo di essere ancora adesso sotto quella fase. e allora si scoprono persone di tanto in tanto che fanno cose che non avresti mai detto, persone con gli stessi hobby, persone totalmente su un altro pianeta dal tuo, ultras del toro che non mancano mai, donne con strani copricapi lanosi...ecc. e intanto mentre parli il tuo fegato è lì che combatte per distruggere ogni singola molecola di alcol che introduci e tu pensi solo a raccontare di quella volta che hai fatto quella cosa...ed era pazzesco. e di tanto in tanto ti scopri in posizioni di stasi facciale verso un punto remoto e pensi di voler fare cose che solo in quei momenti puoi fare e sai che dopo non farai più. in genere ogni serata del tipo ha un obiettivo, un goal predefinito che puoi raggiungere ma alle volte succede che chiudi senza arrivare al dunque. fra le cose che pensi e le cose che dici, un abisso. fra le cose che ricordi e quelle che scrivi....non ricordo nulla. è meglio abbandonare subito questo ennesimo esercizio di stile.

25.12.2008

infatuated.. che banale novità

ragazze. basta uno sguardo particolare e ci innamoriamo subito di qualcuno che non avremmo mai immaginato. è pazzesco. prima non lo vedevi così, e ora lui, anche se patetico e infondo bruttino, diventa almeno per quella notte il tuo pensiero principale. e tutto è cominciato solo per un gesto di particolare attenzione...ma non gli avresti mai dato un centesimo prima di quel momento. poi molto spesso capita raramente di incontrarli ancora nel giro dello stesso anno.

20.12.2008

nella vasca

oggi ho deciso di fare il bagno con Shubert, un nuovo ragazzo che sto frequentando; non ci conosciamo da molto ma credo che da qualche parte bisogna pur cominciare e così abbiamo deciso di fare un bagno.

versione reale dei fatti: ho fatto un bagno da sola. Shubert non voleva entrare. è rimasto nello stereo fuori dalla vasca. è stato un bagno da vera donna che si prende una pausa ogni morte di papa, una cosa che quando la fai ti senti veramente una di loro e capisci che stai facendo una cosa che solo le donne possono fare. solo in determinati momenti. tipo: questo è uno di quei momenti. sei sola in casa dopo una giornata di tensionamento psichico e non.

ci sono un sacco di modi per fare un bagno ma io per quanto mi sforzi non riesco mai a farne uno del tutto innocente, o non saprei come diavolo definirlo. diciamo che se penso a fare un bagno serio, di quelli con le candele, anche se le candele non le ho (e già parto male) alla fine finisce sempre che si trasformano in parodie, esibizioni, performances. voglio dire, ci sono tanti modi di entrare in una vasca da bagno. e tanti modi di starci dentro, e come avrete capito lei è una mia amica, come il frigo, perchè io nella vasca ci ho studiato parecchio in passato, con i cuscini però. davvero comoda.

provo a entrare con una musica pazzesca, c'è tutto il balletto coordinato. cammino verso la vasca togliendomi a ogni passo un indumento; ok, la scena è pressappoco quella di certi film in cui si vede la scena dal di dentro e poi dal di fuori e la musica diventa un suono sordo e lontano perchè c'è la porta chiusa. immaginate a questo punto la gente che guarda questa scena dal vetro smerigliato del bagno e di tanto in tanto vede passare una che getta vestiti in aria e si sente anche la sua voce sovrapposta a quella della radio..a quel punto un vecchietta con una tazza in mano dice: "caro... n-n-non credi che sia meglio far accomodare gli ospiti in salotto?". ma questa è un'altra storia. a quel punto la telecamera si sposta nel bagno di nuovo e io mi butto nella vasca..

in realtà, non contenta, esco e rifaccio altre scene tutte con i corrispondenti balletti. voi capite che non è rilassante. poi sta volta ho provato una cosa che non avevo mai provato prima..il surf nella vasca è meraviglioso! un po' come Snoopy nella piscina gonfiabile che poi dopo un po' di strisce è nell'oceano. così. in realtà non avevo mai provato a immaginare che la sensazione che si prova a star sdraiati sul fondo della vasca è la stessa di stare sopra ad un surf. la stessa sensazione; se stavo ancora un po' a surfare nella vasca mi venivano anche i lividi alle anche. poi ho messo Jack Johnson e mi sembrava proprio di essere lì...e attenzione, il ritornello: è il momento del take-off...solo che quando mi alzo l'acqua esce tutta. pensa se veniva anche Shubert..in più dovevamo prendere il longboard e poi non ci stava nella vasca.

oppure c'è la fioraia nel negozio: "buongiorno..venga, venga pure dentro..cos'ha? non ha mai visto una donna nuda?!non ha sentito delle nuove disposizioni?le fioraie devono esercitare nude, è la legge!..a proposito, mi aiuti a sistemare queste rose nella vasca, ecco, mettiamole a bagno..e non mi guardi in quel modo!".
alla fine eravamo io, Shubert, una tazza di tè norvegese e un taccuino dove appuntare cose che non avrei potuto scordarmi. tipo: 19 ottobre 1656 - il capitano oggi è inquieto e vuole sequestrarmi il mio diario di bordo perchè ha detto che pulisco poco il ponte e perdo tempo con queste cose________________e a quel punto è entrato il capitano e gli ha strappato il quaderno di mano. si capisce, nel 1656 non c'era mica Youtube.

credo che la prossima volta proverò la versione Boston Tea Party, ma in quel caso il mozzo per vendicarsi del suo diario versa il tè in mare e a quel punto il tè non va nella tazza, ma si spargono direttamente le foglie nella vasca. woo-wooooo!

18.12.2008

to Bren

i mezzi. i mezzi di trasporto. volevo solo fare un omaggio a tutti coloro che si spostano con mezzi alternativi tipo il teletrasporto. peccato che non l'abbiano ancora scoperto. già perchè esiste là da qualche parte. mi rivolgo a tutti coloro che in particolare usano uno skateboard. Brennan, un ragazzo canadese in erasmus in Copenagen, si sposta in longboard per tutta la città; lì si usano molto le piste ciclabili e la gente si sposta in bici anche d'inverno.

Brennan torna ubriaco ogni sera con il suo proprio mezzo. in mezzo a tante bici lui sembra l'unico ad avere una tavola. mentre vanno avanti si passano la birra l'un l'altro alla fine di una serata. "è strano", pensa Brennan, "non riesco proprio a mantenere l'equilibrio mentre sono ubriaco". forse l'ha pensato ad alta voce. un amico si gira indietro e dice "Bren, tutto a posto?". Brennan si rialza e continua a spingersi. fa freddo a Copenagen in quei giorni. Brennan è un canadese nazionalista convinto, mostra agli amici come si fa un vero hamburger.

una sera Brennan e un suo amico tornano da una festa ai confini della città. Brennan ha bevuto veramente troppo e proprio non riescie a stare in equilibrio. l'amico gli propone di andare a piedi perchè si sta distruggendo cadendo ogni volta da quella tavola. "io ci riesco..." dice Brennan. ma ogni volta continua a cadere. e con il freddo nelle ossa si fa più male ogni volta..la strada è sgombra fra un'ora sarà l'alba ma Brennan e il suo amico non sono nemmeno a metà della via del ritorno. la casa sembra ancora più lontana. specie adesso che non si vede nessuno e c'è solo la pista davanti. in giro nessuno. Brennan continua a cadere ogni 3 metri. così non si può continuare. non si sente più il rumore delle ruote e così un l'amico si gira e vede Bren disteso con le braccia lungo i fianchi. si avvicina mentre un gruppo di danesi passeggeri fa capannello intorno a lui. loro chiedono "lo cononsci?" e lui risponde di sì. allora questi si avviano abbandonando Brennan e il suo amico che non sa davvero cosa fare. inizia a prenderlo a schiaffi e chiamarlo e ad un tratto Brennan sembra riprendere coscienza e dice "tu non puoi capire..." e poi continua "io sono inglese!". si vede proprio che ha avuto delle lesioni cerebrali. vanno all'ospedale quando Brennan esce dalla sala la mattina dopo l'amico gli racconta tutto quello che è successo. Brennan è incredulo. non può pensare di aver detto di essere inglese!

14.12.2008

let's commence...dicembre
eccoci di nuovo. in una spiccante forma. non credeteci se vi dicono che quando non hai lezione da seguire puoi studiare. non è vero. io ci ho provato, a studiare. sono 3 mesi che ci provo e non ho ancora iniziato il maledetto tirocinio. adesso di nuovo esami. speruma! il surf è andato. è tempo di snowboardare e forse la prossima, in settimana si riescie. lo stretching è stato fatto, l'acido lattico è stato riassorbito. ora ho male ai muscoli. tutto perfetto.ora devo solo andare a ritirare la tavola dal laminista. e c'è chi è a Barcellona e se la spassa come chi, con il sole e con la pioggia, tiene il suo negozietto di surf a Sanre. tanto lo sappiamo che per costoro la liguria è l'unico posto del mondo dove vai a snowboardare e a surfare nella stessa giornata.

sogni e incubi
è stato quanto mai fantastico. c'era un aereo da prendere per U.S. probabilmente mi era stato offerto nel senso che non l'avevo pagato. arriviamo a sto aeroporto e io ero disorganizzata su tutta la linea nel senso che avevo un casino di borse sparse..e, come seci fosse un tapis roulant sotto le borse erano costrette ad avanzare per qualche motivo senza il mio consenso, verso il check-in. solo che c'era un buco nel pavimento, un buco largo circa un metro di diametro, dove tutta la roba ci cadeva al piano di sotto. solo che una borsa era quella del computer e voglio dire, se cade sotto un minimo si romperà. avevoil presentimento che fosse rotto, anche se non avevo ancora aperto la borsa allora mi sono messa a litigare con quella del check-in dicendole che gli averei potuti citare per il loro ambiente non a norma. "sarei potuta caderci io là dentro!!" questa era dopotutto solo una scusa, ma cmq ci stava bene adesso che ci penso. poi quest'aeroporto era più o meno simile a una sala congressi: tetti bassi controsoffittati, ambienti ovattati pieni di moquette e specchi in ogni parete. in sostanza alla fine avventuro per una delle mie stradine deserte e proibite (nel sogno) e finisco su per una scala con un grande mancorrente di legno, stile case country americane, dove alla sommità trovo una porta. entro e dentro c'è una casa americana tutta addobbata per Natale, in modo pacchiano. però a quanto pare la vecchia signora che ci abita è una parente. il marito suona il pianoforte in quel momento e dice "sì, cara, ho capito che è arrivata" ...voglio dire, mi aspettavo un po' più di accoglienza, visti gli anni da cui non ci vediamo. c'è una scala uguale a quella da cui sono arrivata che porta al piano di sopra ma questa è tutta addobbata. anche questa casa è piena di moquette. e ho la sensazione che si farà una bella cenetta. forse c'è il profumo nell'aria...

21.11.2008

the guilty undertaker knows about all of your pancakes holes aka cosa canto in ascensore
I was dancin' when I was twelve.
I was dancin' when I was twelve.

So glad to meet you, Angeles,
Living alone in a jar never gets you very far:
Yeah, the major knows what you want!

Cecilia, you're breaking my heart, you're shaking my confidence daily,
cause Stacie's mom has got it goin' on,
Stacie's mom has got it goin' on,
Stacie's mom has got it goin' on.

While big wheels keep on turning,
the drunken politicians leaps.

God loves you more than you will know,
oh, oh, oh...Santa Claus's coming!

sogni e incubi
prima sono nella mia solita location pista di sci che so solo io. c'è un botteghino/affittino e perdo le mie ore lì non accorgendomi che sono già le 4 e le piste stanno per chiudere (secondo il mio sogno, ovviamente, anche perchè nella realtà sono già chiuse!). passo le ore a cercare un ragazzo che chiara mi ha detto avere i capelli drittissimi, lisci e un sorriso molto strano, quasi scavato. sembra che me lo dica in modo ammiccante. io cerco per ore e solo dopo capisco che in realtà lo conoscevo già: l'affittino apre e io mi accorgo che dentro c'è lui, che mi dice che il giorno prima l'affittino era chiuso perchè al suo posto c'era un bar, che era domenica. vabò.
ci siamo subito io e mio fratello che ci stiamo recando nello skatepark di corso svizzera e appena entrati vediamo che le strutture erano spostate. ci dicono che infatti le tengono messe bene solo quando ci sono i contest. ma dico, come fai a spostare una pool?!? in ogni caso erano tutte accumulate in un angolo, che scandalo. poi batto i denti fra loro e 3 (precisamente il 15, 16, e 17) mi cadono. era lì dove ho fatto le otturazioni di recente. io raccolgo tutti pezzi capendo che in realtà non c'era niente da fare perchè aveva scavato un casino, e non stavano più in piedi. cerco di metterli in una busta di carta ma i pezzi sono diventati talmente tanti da non riuscire a prenderli con il palmo della mano. mi accorgo che però uno di loro è un dente di diamante e sotto c'è un buco come fatto con un punteruolo: ho capito cosa intendeva il dentista per "perno in composito". però se guardo bene sopra vedo delle scheggiature, e lì capisco che in realtà il mio dente non è di diamante ma di un volgare vetraccio.
da qui passiamo su una spiaggia dove io rallento sempre a entrare in acqua per vari motivi, non trovo la tavola, non trovo la muta, mi scappa la pipì, e poi quando finalmente mi decido le onde sono finite.
ma capitato di fare tutti sti sport nello stesso sogno.

18.11.2008

il fogliare delle mie giornate
esco di casa, la mia solita casa, alla bellezza delle 10:00. il sole di novembre mi ricorda ancora una volta che è tardi. è sorto da poco, come di solito avviene in queste giornate. perdo tutti i pullman già che ci sono. e come al solito mi aspetta il centone. sì, i cento metri mattutini che non fai in tempo nemmeno a selezionare una canzone dell'mp3 e sei già fregato, stai già correndo con tutto in mano. i cento metri dove perdi di tutto e semini la roba peggio di un mezzadro. mi domando, peraltro, cosa vada a fare adesso all'università per poi tornare a pranzo, se sto lì a studiare a malapena 2 h.

ieri sono tornata a casa dopo mezzanotte. mia mamma era nel letto. a un tratto mi è venuto in mente che il mio letto era ancora da fare, così prima di entrare in camera ho sperato per un attimo che avesse creduto che gli raccontassi solo balle. che il letto in realtà non l'avrei fatto dopo, come dicevo. probabilmente sperava almeno per questa volta che avessi finito di mentire al suo cospetto. di promettere invano. i tempi stanno cambiano e lo si avverte già da un po'. non è tutto come prima. io mi avvio al quarto di secolo e questi capelli bianchi lo dimostrano. fortunatamente non ho un matrimonio che incombe. ancora una volta mia mamma non ha capito che dico per dire. non poteva capire che dicevo per dire?! intanto resta un letto da fare. a quest'ora. e la mia attività preferita rimane sempre quella di appaiare calze.

sogni e incubi
l'altra notte ho sognato che dovevamo (io e non so chi) trovare un business per fregare la gente in non so che modo. alla fine ci è venuto in mente di fare delle sedie con una stiscia bianca dipinta sopra che le attraversava in lunghezza e toccava prima lo schienale fino a scendere alla seduta e giù, finchè c'era la sedia. alla fine se c'era gente che aveva sedie con la riga bianca noi dicevamo loro che quella era taroccata e che l'unico modo per averla originale era ripararla e cioè consegnarci la sedia e pagare, in cambio di una revisione della riga e di un eventuale restyling.ma il più bello è che dopo abbiamo anche fatto le sedie con le macchie tipo Pollock e anche in questo caso (certamente più facile da trovare) abbiamo sequestrato tutte le sedie tarocche dalle case per vedere se erano effettivamente in regola con il certificato di garanzia delle macchie.
that's fooooooolish.

07.11.2008

seasonin'
le sere di questa città sono così. scappano, ma non le vedi nemmeno arrivare...qualche istante prima il sole scende e si vedono ancora le nuvole in cielo e mentre stai guardando lo schermo dell'mp3 alzi lo sguardo ed è già notte. che panorami nostalgici. il freddo di novembre avvolge tutte le strade, il buio e il freddo. che piacevole sensazione. vivrei per sempre qui. la città ti parla in questo modo. attraverso le sue folate trasparenti, perchè quando non c'è nebbia fa sempre freddo grazie al vento che l'ha spazzata via, attraverso le luci del suo traffico. e c'è un'ora in particolare, nelle sere di novembre, in cui i negozi sono ancora aperti anche se sembra già notte...e tutti sono fuori nella strada. e c'è un'aria, un'aria particolare che sa di fumo di cigaretta e di focaccia..d'inverno. il freddo sulla faccia e quell'odore di fumo proprio a quell'ora, che si sente forte. forse perchè a quell'ora la gente esce dai negozi e dagli uffici e fuma per rilassarsi, perchè magari è un negoziante stanco aspettando il termine di quell'ultima mezz'ora lavorativa, aspettando le casalinghe dell'ultimo minuto. e c'è anche odore di traffico, e odore di focaccia. ma quello non sempre. capita più spesso al mare. ma ormai non ci sono più le mezze stagioni, si sa. ma poi quali delle quattro sono le mezze stagioni? e se fossero 3? tutti hanno sempre pensato che siano 2. per me ci potrebbe essere una sola stagione e allo stesso tempo una sola mezza stagione, l'autunno. la stagione in cui sei a tuo agio, in cui puoi fare tutto. puoi andare in montagna, al mare. può capitare di fare tutto, può capitare che ci sia il sole o le nuvole. ma è già da un po' che non ci sono più le mezze stagioni. almeno da quando facevo le elementari. mi ricordo che quando andavo dalla mia insegnante di pianoforte lei diceva a mia mamma cose come "con tutti questi sbalzi di temperatura!" e io non capivo mai. io non ho mai sentito quegli sbalzi. e poi lo diceva tutte le volte. per me la temperatura era uguale. quando correvo e avevo caldo mi toglievo la maglia. poi le cose devono essere cambiate. la maglia la tolgo lo stesso, ma anche senza aver corso. frutto di convenzioni, quando entro in un locale chiuso o in casa di qualcuno, o vado al liceo. perchè prima, fino alla seconda media non mi toglievo nemeno la giacca quando entravo in classe, ma questa è un'altra storia. non mi piacevano molto i cambiamenti di stato. per cui me la tenevo. adesso inizio ad avere dei problemini, i primi dolorini, i primi capelli bianchi, i denti marci, ma quelli ci sono già da un pezzo (dopo aver cariato tutti quelli da latte, sono arrivati gli altri e diciamo che ci sto lavorando per finire anche questi). eppure ho solo vent'anni. +2.

sogni e incubi
stanotte ho sognato che entravo nel retro di un camion che stava scaricando per un concerto..era pieno di chitarre e bassi elettrici. dentro c'era anche Travis Barker e mi ha detto di provare un basso. era corto, a sei corde con la forma di una cassa folk, orrendo. gli ho chiesto cos'era e lui mi ha risposto che era di castagno. io non intendevo il materiale ma va bene lo stesso. me lo sono infilato e la cinghia mi stava cortissima infatti la cassa mi arrivava al collo. quando ho suonato le corde erano mollissime, proprio morbide e si suonavano in tutte e due le direzioni, benissimo. alla fine ho provato varie canzoni ovviamente allla cieca perchè nei sogni si sa, ti manca sempre un senso. questa volta provavo le corde..ho provato un paio di assoli, sia dei Blink e anche dei Red Hot, mi sono svegliata proprio mentre facevo l'intro di Around the World..incredibile poi che non suono da anni. eppure si slappava strabene sto basso..si riuscivano anche a fare gli accordi e quindi lì e solo lì, ho capito come fa Mark Hoppus a fare gli accordi al basso con questa facilità.

31.10.2008

cose che si pensano e cose che si dicono
oggi sul pullman c'erano alcuni. giapponesi credo. erano schiacciati come me fra le porte in una di quelle situazioni tipiche della Torino delle otto di sera. a un tratto hanno tutti cominciato a parlare della fermata alla quale dovevano scendere, naturalmente ho dovuto tradurre tutto senza vocabolario. erano due ragazzi e una ragazza, probabilmente miei coetanei (e quindi anche coetanei fra loro). hanno iniziato a dire cose come "shudà shushi shu" e l'altro "shuoi shu shaaa" e la terza "shu......shu shei". ci sono situazioni in cui vorresti fare o dire qualcosa ma la maggior parte delle volte sei trattenuto da remore comportamentali. alchè nella mia testa ho iniziato a pensare che cosa mi avrebbero risposto se avessi detto "should I stay or should I go?". prima di decidere se dirlo o no sono scoppiata a ridere, ai loro occhi senza motivo, al solo pensiero di quello che avevo appena immaginato.

non è la prima volta che vedo discutere i giapponesi sulle fermate. ad esempio una volta in metro, clamorosa, un gruppo di giapponesi stava facendo a gara a chi indovinava la pronuncia dell'altoparlante. a ogni fermata dicevano una pronuncia totalmente sbagliata, tipo a Pozzo Strada dicevano "putchas raji", e io "no, no..non ci siamo...PO-ZZO STRA-DA" e poi ancora "màsawà", e io "no, l'accento è Ma-ssaua" e poi arrivati a Marche sparano con fare di chi l'aveva studiata bene "makeee", e io "si dice con la r MaRRche"..e fu invece con mio grande stupore che l'alto parlante disse "Next station: Maaaake"..uuuahuuhauhuaha!!

29.10.2008

autumning...






giorni passano. sono nel pieno dell'autunno, la mia stagione preferita (lo si deduce se mi parlate in questi giorni...). non sono ironica. giornate chilly, quasi di novembre ma sono ancora di ottobre. foglie dai colori caldi sull'asfalto, schiacciate, incollate dall'umido, dalla pioggia appena caduta. scarpe che fanno il rumore dentro alle foglie incollate. e si incollano. cieli meravigliosi. grigi. di tutti i grigi. azzurrati ma quasi turchini, carta da zucchero. questa è la stagione per scattare le foto migliori. poi c'è il mare. il mare autunnale. si vorrebbe rimanere lì per sempre. niente bagnanti, niente ombrelloni, niente rumori. solo silenzio, e quando il le onde parlano si sente solo il loro vociare. si parlano sempre addosso. e non senti mai cosa finisce di dire una che subito l'altra interviene. sassi che parlano. stradine che parlano, che finalmente si odono. dopo il fragore estivo. il mare si purifica veramente d'autunno. spesso si raggruppano nubi in cielo in cumuli grigi, ma là, là in fondo non ci sono forse. non ci sono nubi lontano, verso l'orizzonte, ed è lì infatti che esce la luce del sole. come un enorme tubo al neon che esce da una striscia là in fondo e tu in fondo vedi luce. tutto è illuminato. sembra che ci sia una lampadina. c'è luce ma il sole non si vede. scenari desolati, come di un parco dei divertimenti ormai in disuso. come di un posto che finalmente respira. ma che grida vendetta. un posto usurpato che vuole rinascere. ma per adesso è in letargo. come una città dei divertimenti sulla east coast dopo un'incendio. una ghost town dominata solo da surfers in giorni di mareggiata. si vedono solo muri scrostati, ferri arrugginiti che spuntano da qualche recinto, un minigolf abbandonato e una piscina con l'acqua ormai diventata verde e tutto in torno sedie rovesciate dal vento...e palme spettinate. tutto questo in un'atmosfera di grigio, infondo non sembra che sia giorno. ma un tempo sospeso. e intanto penso alle spiagge di San Diego o di Los Angeles, dove la stagione fredda fa lo stesso effetto. sabbia umida e fredda, piovuta. scura. mare scuro, grigio scuro. blu spento. tavole da surf e capelli bagnati, spettinati come palme.

21.01.2008

ricordando Chicago




17.10.2008

lezioni (anglo)americane
un venerdì. uno dei tanti e anche uno dei più curiosi. come al solito, nella mia nullafacenza continua devo inventarmi nuove idee e dopo il triathlon, ieri sera mi è venuto in mente che avrei, dopotutto, potuto seguire alcune lezioni di inglese, ma non un corso qualsiasi, un corso di americano. questa sì che è una buona idea.

contatto Marina (che sapevo frequentante), qualche sito internet e stamattina eccomi pronta a tornare ai banchi. mi reco a Palazzo Nuovo verso le 9...c'è uno sciopero dei soliti e non mi andrebbe proprio di perdere lezioni così importanti e così, per non rischiare sono andata lì un'ora prima. ore 10: sono sulle scale del palazzetto di via Verdi ad aspettare una qualche professoressa. ed eccola: un'imperdibile lezione con la più onerosa traduttrice d'Italia sta per avere inizio.

lei inizia a fare battute con la sua infinita borghesità che si nota ai dehors di qualche cafè, si capisce che è una donna che ama insegnare e fare il proprio mestiere con passione. capelli grigio argento, un'enorme mantella sulle spalle e coraggio da vendere. sì, perchè è la più pagata di Italia e viene pagata 18 euro a cartella..ogni cartella è formata da 2000 battute. un niente. un disprezzo per l'onere della traduzione. tutti sperano che continuino ad esserci persone come questa che per il troppo amore continuano a prendersi a cuore la traduzione, comunque vengano pagate.

la lezione dura 3 ore di traduzione comparata fra tutti gli allievi. per un momento ognuno sembra impegnato a capire se con "Prudential" l'autore intendesse il Prudential center o la Prudential tower. io aggiungo che secondo me il Prudential è un ospedale..tutti sembrano darmi ragione, seppur in inglese...ma per un momento mi sento come Alice a tavola col cappellaio e tutti gli animali invitati a prendere il tè. mi scappa quasi "oggi è anche il mio NON-COMPLEANNO!"

11.10.2008

vita assopita
supermercato. entro. una serie di persone mi guarda come al solito. ma io non le noto. magari non è vero che mi hanno guardata. compro un po' di roba. ho fame. che odore di pompelmi. prendiamo dei pompelmi. dei budini al cioccolato, una bottiglia di succo, dei biscotti alla crema di cioccolato, una coca cola, che quella ci sta sempre. quasi non resisto. la berrei qui, prima di pagare. cavolo, devo resistere ancora pochi secondi, forza.

dietro di me c'è una signorina, o almeno ci sono le sue scarpe coi tacchi, perchè io sto mettendo la roba sulla cassa e sono piegata. lei è tutta perfettina. ma in realtà la sua mente dev'essere in stato confusionale dal come accatasta la roba sulla mia. comunque lei la spesa la fa veramente, perchè ha comprato il pane. ma alla fine abbiamo comprato le stesse, anche se lei in proporzione deve avere una casa sua. anche lei ha dei pompelmi, ha dei budini ma alla crema (errore fatale!), non ha la lattina di coca ma ha un bottiglione di pepsi, ha il succo anche il succo, il mio stesso, ma all'ananas perchè crede ancora a quella storia che brucia i grassi o a quelle strane dicerie sessuali... credo che infondo abbiamo fatto lo stesso percorso, cadute negli stessi tranelli tesi dal marketing. devo smetterla di pensare che non sono una donna. Lo sono e basta. con tutto il pacchetto.

io pago. sono quasi sicura che abbia la mia stessa carta preagata skipass ma non faccio in tempo a scoprirlo perchè ci mette vent'anni a mettere la roba via. lei ha anche comprato delle uova e un pacco di pop corn della stessa marca tarocca di cui io avrei preso le patatine, però. ah, dimenticavo, ha anche il latte della marca dei miei budini. salgo e nella scala mobile, dopo aver sputato sopra apro la coca.....aaaaahhhh! nel mezzo del nulla del piano di sopra mi guardo attorno e ci sono tante persone ma io sto bevendo la mia cokina. e penso che potrei chiedere alle commesse quando butteranno via quell'espositore di cartone. me lo voglio prendere. dò il numero alla cassa, anche se quella mi scambia per una pazza...

24.09.2008

giornate in città
ho cominciato routinariamente la giornata in città. mi sveglio, ma invece che alle 7:30 alle 9:20 ora in cui effettivamente mi sono alzata dal letto. essendo così in ritardo di due ore ho dovuto tenere i pantaloni del pigiama per uscire più in fretta di casa e dunque ho girato per tutto il giorno in queste dannate condizioni perchè alla fine non sono più riuscita a passare a casa. vado dal fotografo, per farmi dire che c'è una infiltrazione di luce nella macchina e ricorrere dunque al buon vecchio nastro isolante nero (che poi non era vero). fino all'Alenia per capire che la documentazione per il tirocinio sarà al completo solo fra due settimane: giro inutile. incontro di vari, patetici individui. arrivo in piazza Castello dove finalmente incontro Fra per fare delle foto ma oggi piove-e io sono in pigiama. peccato. niente foto per me. Torino ha i suoi angoli da bloccare, da impressionare..per questo è necessaria la pellicola. e fra una ragazza che scrive di me su un pullman e un barbone fermo immobile nella brezza gelida dell'autunno, si riesce a trovare un angolo unico fra portici e porfido. piove. un salto da una libreria ad un'altra. è in questi momenti che ti puoi godere la città. e devi approfittarne perchè sono rari. di cafè in cafè. di scatto in scatto. il clima autunnale si fa sentire, con i suoi cappotti e la sua aria pungente del mid-west. qui la gente è calma ed agisce secondo proprie definite regole, come il clima, lento, che penetra nelle ossa di questa gente. è fredda. è per conto suo. non è frettolosa e milanese. dopo andiamo da Exki a fare pranzo. offre lei perchè ha i buoni. cous-cous, torta salata e torta di cioccolato e pere non proprio ottima. il locale di via Pietro Micca è freddo e accogliente, come il tipico fast food nordico. nel piano inferiore ci sono una serie di abat-jour, una in prossimità di ogni finestra, l'ambiente si trasforma quindi in una sala musica. ricorda tanto il salone di mio nonno dove c'è il pianoforte, durante le feste in famiglia. schizzo verso il Reposi dove becco Ceci e ci pigliamo un coffee sotto i portici dietro via Roma..un po' caro forse il coffee da 2.20. direzione Politecnico dove mi aspetta Mauro per un altro caffè che però non prendo..........beccatevi le fotine

24.09.2008









20.09.2008

per designers
vi do una lista nera di luoghi comuni per quanto riguarda il design...ma quante porcate si vedono in giro! qualche avvertenza per stare lontano dalle solite banalità che si ripetono da troppo tempo nel mondo degli allestimenti e del furniture design.


mi spingo in piazza S. Carlo per visitare una mostra sull'allestimento di cui non cito il nome per pudicizia. appena dentro l'ambiente è quello della sfilata DERELICT di Zoolanderiana memoria. ormai in giro non si vede che la stessa inutile roba, ripetuta; come le visioni futuribili al tempo delle forme aerodinamiche negli anni '20 e '30. nulla di tutto ciò è futuro. morirà entro breve.


si tende alla forma pura, ai solidi platonici e questo a noi sembra gradevole, ma è solo una ripetizione del passato, che costa di meno ma è venduta ad un prezzo molto più alto. i colori sono il bianco, che imperversa ovunque, il verde acido, che vuole sembrare teconologico ma naturale allo stesso tempo e infine il color legno betulla, unico legno usato fra i materiali in voga. si tende a creare un ambiente super teconologico e quindi privo di forme complesse, ma che si rifà a touch-screens sempre più nascosti, a multifunzionalità tutte già inserite nella forma dell'oggetto. le luci sono anch'esse bianche, accecanti che tentano di imitare la luce diurna e si convertono pannelli di led da parete in finestre; ma questa è la parte migliore.

il peggio è il rinchiudersi in casa come luogo di asilo dalla metropoli caotica e routinaria; e come in una società giapponese anni '70, fatta di cubi monoabitacolo dove non si riesce a stare in piedi, come in un Blade Runner che ritorna, ritornano quel senso di tecnologia devastante fino al punto di tornare indietro, fino al punto da non avere più paesaggi naturali, fino al punto in cui un ambiente ipertecnologico convive al contempo con scenari passati ed etnici, maya, estremamente marziani. oh, questo etnico!questa parola di cui tutti si riempono la bocca proprio perchè la loro non è ancora diventata una società multietnica...imperversano colori alla "George in the jungle", legni scuri, batik, ambra e porpora, soprammobili vegetali e scenari da eterna camera da letto. relax, come quello della sauna e della stanza della vasca idromassaggio con mobili che producono musica e luci rilassanti allo stesso tempo.

come un fuggire da qualche caos e CONCEDERSI (perchè questa è la parola più usata), come una sorta di ora d'aria, qualche secondo per se stesso, qualche secondo in cui non corri dietro alla tua vita, qualche secondo in cui comunque non riuscirai a rilassarti. questa cura morbosa del corpo, inultile! tutto vi fa sentire bene, perchè l'importante è sentirsi anestetizzati, trovare una scusa per prendersi un po' di tempo giustificandosi ed ecco che arriva il PICCOLO PARADISO PERSONALE il RITROVARE LA FORMA DEL CORPO (metaforicamente), STIMOLARE I SENSI COCCOLATI E VIZIATI, QUOTIDIANA IMMERSIONE NEL BENESSERE (aaaah!questo benessere mi fa impazzire!!), l'immaginazione di paradisi caraibici, come volendo evadere da qualcosa, in modo gretto e senza risultato, POLIFONIA CROMATICA, ACCENTI, ARMONIE, VIBRAZIONI, RICHIAMO ALLE ORIGINI VS FRENESIA DEL QUOTIDIANO, DIALOGHI SENSORIALI, INSTAURAZIONE DI UN RAPPOTRO PIU' DIRETTO COL PROPRIO TEMPO.

questa domotica poi, con questa concezione della casa come fortezza in cui nascondersi e collegarsi a tutto, dove in camera da letto hai lo schermo LCD davanti e nel frattempo un proiettore sta proiettando una immagine di gocce d'acqua che cadono in un laghetto sulla parete alle tue spalle.
poi la bizzarra idea di qualche interior designer che in realtà è un architetto cinquantenne e non ha nulla da fare, e si mette a mischiare tutta questa roba, questa infinità di oggetti scrivendo e dicendo pubblicamente ciò che pensa. come il fatto di creare un ambiente di COMMISTIONI SEMANTICHE dove tutto è lecito. si inventano la storia dell'incontro fra tradizioni passate e future mischiando mobili minimal creati da schiavi coreani e porcate anni '70 che qualcuno ha cercato di dimenticare in qualche modo. che cosa ci fa in un ambiente loft attrezzato con bancone bar e consolle con giradischi e proiettore a parete formato cinematografo un divano di cuscini modello Hafa Cafè??!?perchè? perchè con tutti quesi soldi non potresti mettere un divano decente?

bisogna dunque sapere che esiste una SINTESI DEGLI OPPOSTI, un ATTRAVERSAMENTO TRA GENERI E STILI, INCONTRO FRA ORIENTE E OCCIDENTE, SACRO E PROFANO, NUOVO E SENZA ETA', il riportare a nuova vita ambienti per RENDERE UNICO E PERSONALE E ALLO STESSO TEMPO RINNOVABILE E MUTEVOLE qualcosa che in realtà c'è in tutto il mondo, TUTTO E NIENTE! si vuole dire tutto ma non si dice nulla in questo modo, le affermazioni si annullano da sole. è il mondo della nullità, e tutti ci parlano sopra..ma cosa dite???? ci pensate ogni mattina al perchè vi alzate dal vostro letto?? io credo di no, e non credo neanche che questo blaterare sia la vostra motivazione. pensateci bene. invece di ribadire questo concetto della casa che ci creiamo noi, che non è più l'arredatore, ma è lo stesso abitante (che non ha proprio nulla da fare evidentemente) a RIDISEGNARE GLI SPAZI, in base alle sue emozioni, a cambiare le luci come un virtual game, come un tamagotchi, una second life, con un telecomando SEI TU A CREARE LA TUA CASA E CAMBIARE GLI AMBIENTI, e invece tu fai meno di prima essendo in più schiavo di questo vortice del telecomando. MODELLARE SPAZI DINAMICI SECONDO IL PROPRIO EQUILIBRIO INTERIORE, ma per favore!!

nessuno ha il coraggio di dire che questo è tutto PATTUME!!! e allora lo dico io. sono ambienti brutti senza un minimo di criterio logico. e l'arte poi, infilata dappertutto, in particolar modo la POP ART, che così non ci si sbaglia mai..(ti è caduto il dentifricio per terra..ah no, è pop art, giusto!). un'orribile scultura cinese rosso fuoco, che non apparterrà neanche volendo alla nostra tradizione artistica..come nel caso delle influenze asiatiche per giustificare una purificazione che non esiste.

18.09.2008

non credo di essere pronta per Paranoid Park..
Sono giornate parecchio strane queste...sento il bisogno di spostarmi in skateboard. in questi giorni mi sono spostata ovunque. ieri sera ad esempio, ero a piedi col pc, e ci siamo ritrovati davanti al cinema, per vedere l'atteso Paranoid Park..non male...quasi un noir alla francese. ma molto al passo con le tecniche di video-sonore e con i contrasti negli abbinamenti musica/video. aderente a quello che vuole rappresentare. il bello emerge da solo.

Al ritorno siamo passati da Adri che stava facendo le valige..suonata, poi andiamo che io domani la passo a prendere e mi devo alzare alle 5. ma ci scappa il fornetto di piazza Zara che per una volta troviamo aperto. a questo punto litigata con Luca sotto casa, giusto un attimo prima di salire. entro nel letto all'1 e 45. vani i tentativi di addormentamento da parte mia. continui i messaggi sul cellulare posto a tre km, per la paura di riuscire a spegnere la sveglia domattina. molteplici gli allunghi dal letto (a castello) alla scrivania sottostante nel prendere il cellulare tenendomi solo con le dita dei piedi..pipistrello. continuano ad arrivarmi messaggi da tutti e poi uno squillo per la connessione alla rete giusto dopo aver arrestato il sistema del pc. stessa tecnica di allungo per il pc. pc nel letto. accensione pc. [***].dopo 5 minuti netti scopro che in realtà non c'era nessuno connesso...ho sbagliato io. sì, ma davvero forse ho sbagliato io da sempre..domani..ehm, fra tre ore, dovrò alzarmi.

h.5.30-la sveglia è offerta da Adri che mi dice di fare pure con calma, tanto le valigie le ha già portate giù...cosa mi chiami allora?!?!?!? bo. esco. lo skate viene con me, previa maniaci. al massimo glielo sbatto in faccia. strada deserta. inizia anche a nevicare. non mi stupirei se vedessi Cristo che attraversa la strada. Collegio: carico Adri e le valigie. Porta Susa: scarico Adri e le valige. parcheggio. fortunatamente in Piazza Statuto, così avrò tutto il tempo di farmi lacrimare gli occhi facendomi un giretto sotto i portici. nonostante l'aggressività della spinta Torino contiua ad avere qualcosa di sbagliato con le sue pavimentazioni molteplici. le mattonellone. per fortuna l'ultimo tratto è marmo. piango. questo mi ha ispirato ad andare a Chicago. prossimo acquisto: ruote da PORFIDO. nessuno mi fermerà. carro armato.

01.09.2008

ritorno alla torinesità

e si ricomincia, più carichi che mai..quasi ho perso la voglia di cavalcare le onde autunnali (ritornerà presto!). sul pullman c'è una che mi fa scassare, della serie "la coppia sciatta":
"e boh, alla fine io gli faccio: meno male che hai chiamato perchè ti dovevo dare una cosa. e lui mi fa: che cosa? beh, scusa aspette e lo vedrai. alla fine io gli dovevo dare un naso da pagliaccio: non chiedermi cosa ci faceva in quella borsa un naso da pagliaccio, boh, senti eravamo usciti al ristorante e lui mi aveva detto che secondo lui io non riuscivo a mangiare col naso da pagliaccio al ristorante!cioè, ti rendi conto? allora ho detto: tu te lo metti e poi dopo me lo metto anch'io. solo che il problema quale è stato? che quando l'ha messo lui non è passato nessuno, mentre quando l'ho messo io sono passati 25 camerieri!!va bò.. comunque alla fine io adesso dopo due anni che stiamo insieme ho detto gli devo regalare sto naso..gli faccio: questo naso rappresenta qualcosa. e lui: non capisco cosa. e io allora ho detto: ma scusa, non sai cosa rappresenta?(dopo due anni che andiamo al ristorante vestiti come due pagliacci!). e lui mi fa: una lacrima? cioè ma dico, una lacrima?!ma ti renti conto di quello che dici?che centra una lacrima?..va bò...ho detto: riprova. e lui: non lo so. e io: cosa ti ho detto quando uscivamo insieme? ho detto che mi colpiva il tuo sorriso! e allora? cioè le cose dovevo tirargliele fuori come a un bambino. è pazzesco! io faccio: quindi se io adesso ti sto dando il naso cosa vuol dire? e lui allora: e quindi vuoi dire che adesso tu mi dici che faccio ridere? NOOO! ma questo è cretino!madddico, ma sei inbecille? io non so..vuol dire che io ti sto dicendo torna a sorridere!!!"
(kettttttttttttttttttenero!)

23.08.2008

revirgination completed
devo dire che mi sento davvero meglio, lo confermo di nuovo. ho ripreso a fare sport e questo spero che non sia un motivetto estivo. arriverà di nuovo l'AUTUNNO la mia stagione preferita e con esso le grandi onde.riprenderò dunque ad andare in piscina credo. l'anno passato è stato piuttosto sedentario. ma quest'anno abbonderò di presciistica! tralatro il mio debole tentativo di tornare al campo di atletica è svanito..dato che l'unico campo rimasto sembra essere quello di mirafiori sud. vorrà dire che sarà un autunno votato al cross. acquisti in programma: sempre le solite scarpe da running, una matita bianca per finire i disegni di "tecniche della rappresentazione" che sembra riuscirò a dare davvero sta volta.

è confermato comunque che agli uomini piacciono le donne mature, questo sì sa. è anche confermato ancora una volta che le gatte morte esistono e si moltiplicano e fanno soffrire specialmente gli uomini soli, quelli che non avranno mai speranza con loro, e se possono rovinano coppie fidanzate. credo che da grande voglia fare la gatta morta; il dottore dice che non mi viene bene. sembro più una che si asciuga su una palma più che una che si struscia addosso a qualcuno. ma le gatte morte non si strusciano: cadono (sono morte!). semplicemente, si adagiano con fare liquido.sarebbe davvero bello. ma non ci riesco, è più forte di me. forse anch'io un giorno diventerò una di loro.bu?

eccomi di fronte a mille avventure però. me ne frego se un vecchio in un bar mi offre da bere il suo proprio gin lemon, che ha quindi già assaggiato..me ne sbatto e lo prendo. e vogliate ancora scusare questi miei esercizi discrittura. nulla di quanto scritto sopra è accaduto in qualche vita reale..almeno da quando si parla di gatte morte (anche se esistono!), però volevo solo ribadire che revirgination is completed!-mi sento come un cellulare con le tacche che si accendono lungo il corpo!

bye baby boys!

08.2008

enjoy this summer photoshootin'












e con quest'ultimo scatto si conclude la mia vacanza meditativa.