aeroporti inglesi
Passeggeri. Questo è quello che ci facciamo qui, siamo tutti passeggeri. L'aereo si riempie, ma purtroppo non partirà prima di 70 minuti. “I saw the birds out there, mummy I saw the bird out there, are there any birds out there, mummy?”. Ottimo riff per una canzone di 40 anni fa, ma purtroppo non si tratta di questo. Una coppia qui vicino non fa altro che tenersi la mano, poi lei fa le parole crociate ad alta voce. Questo non lo sopporto, in genere è difficile trattenere le risposte sapendole, ma devo stare sulle mie quando capisco che non sanno che è orzata la definizione di “bevanda dal sapore di mandorla”.
Intanto un articolo sul surf islandese mi fa compagnia. Leggo, leggo, ma intanto penso che chi ha notato che sono da mezzora sulla stessa pagina pensi che sia troppo lenta a leggere. E più ci penso meno vado avanti a leggere.
Un assistente di volo spagnolo prende in giro gli inglesi e il capitano, inglese anche lui. “Ogni volta che vengo qui mi incazzo per questo sistema col quale fanno tutte le cose” dice. Poi si capisce che è perchè devono controllare i passaporti di ognuno dato che non hanno la scaletta per far scendere i passeggeri, noi passeggeri.
Un ragazzo italiano che parla inglese mette via le sue letture francesi mai intraprese.
Non posso ancora credere che siamo arrivati, in effetti non l'ho realizzato per nulla. Ma siamo qui. Ancora una volta qui.
Tutti i passeggeri si affrettano e si scavalcano per miglia, per tutto l'aeroporto, rampe scendono, scale mobili salgono, flussi di persone tengono la sinistra nei lunghi corridoi e per la verità si ha l'impressione di star girando in tondo. Scale scendono, rampe si intersecano alle scale e porte si aprono per un ulteriore controllo passaporti. Non mi sbaglio: stiamo correndo da più di 10 minuti, posso considerarlo un riscaldamento. Ed ecco il fatidico spartiacque per il quale tutti corrono: la biforcazione fra citizens e visitors. Una sola, grande coda. Poi l'idea: passaporto elettronico!
Spendo altri 5 minuti a farmi scansionare la faccia. È che faccio sempre lo stesso errore, tolgo gli occhiali nel momento in cui approccio la postazione e in questo modo non vedo come posizionare in maniera corretta il passaporto sul lettore. E più tardi mi accorgo di non aver centrato le orme dei piedi. Direi che però per la prima volta, ormai a un paio d'anni che mancano alla scadenza del passaporto, riesco a farmi identificare senza farmi aprire le porte da un addetto.
Niente da dichiarare, qualcosa da dichiarare, altri box doccia da attraversare, bagagli da ritirare, servizi igienici...non importa - farò a meno, uscita, uscita, un ennesimo cartello di uscita, burger king, uscita, hey (foto) ho lavorato a quel 6x3, partenze, taxi, treni. Eccomi arrivata. Il trucco sta nell'estrarre le varie cose dalla borsa mentre si cammina.
È sempre più tardi, non funzionano le carte di credito... ma che diamine sono tutte queste macchinette automatizzate?! Non posso nemmeno comprare un biglietto perchè devo ritirare ad una macchinetta (che dice che la mia card non si riesce a leggere) un biglietto acquistato online. Chiedo informazioni, mi dicono che devo riprovare. Mi dicono che devo comunque inserire il codice di prenotazione che mi chiede la macchina, anche se la compagnia del treno è un'altra. Non ho fatto questa domanda.
Questo treno che ho appena perso porta a destinazione ma il mio biglietto prevede che scenda prima. Cosa faccio? Prolungo il mio viaggio o scendo e prendo la metro? Poi penso che le 10 di sera non è un'ora adatta per farsi arrestare perchè non mi darebbero da mangiare e mi verrebbe un collasso. Scoraggiatamente scendo alla stazione prevista e percorro altri numerosi tunnel per raggiungere la banchina e poi, quel solito impeto di salire su un qualunque vagone ci sia in quel momento per paura di poterlo perdere. È poi fortunatamente quello giusto. Molte fermate ancora con i ragazzi della notte e poi si scende e finalmente la strada.
E là, in fondo al viale, cammino nella notte percorrendo West End Lane. Viale alla fine del quale c'è una casa. Alla fine di una giornata come questa un bagno caldo si rende più che necessario. Finalmente un po' di fresco.
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