28.11.2009

quando il 50% è 1

non ho mai creduto alla legge delle probabilità. non è vero che quando lancio una moneta ho il 50% di probabilità che mi esca uno dei due lati. può uscirmi 80 volte croce e 14 testa e io posso continuare a lanciare ma le croci diventano 150 e le teste solo una trentina...mi domando allora come potrei mai raggiungere la parità se le croci continuano a crescere esponenzialmente, nonostante qualcuno sia fermamente convinto che prima o poi la parità si raggiungerà. io credo che potrei continuare a lanciare la moneta per tutto il giorno finchè non divento vecchia, ma le cose non cambierebbero, nonostante qualcuno continui a sostenere il contrario. "prima o poi": questa non è una legge. ci sono anche molte teorie sui moti millenari dell'universo, ma qui si parla di breve periodo.


come è sbagliato dire che sia 1 il 100%. il 100% è 2. come nel caso del pacco di yogurt. quando ne ho preso uno dal pacco ne ho preso il 50%. anche se compro un pacco da 6 di coni gelato; è inutile dire “prendiamo un pacco di gelati” se siamo in sei, perchè ci siamo appena comprati un cono a testa, non un pacco di gelati, ne consegue quindi che questa non rientra nella scorta personale. Questo accade nella più banale delle situazioni, ad esempio chi vi invita a un party dicendovi “entra, ci sono casse di birra per tutti”, vi sta semplicemente comunicando di affrettarvi al tavolo per vedere se è avanzata almeno una birra per voi. Dunque la frase non è “entra, ci sono casse di birra per tutti”, ma “entra, ci sono casse con birra per tutti”. Già, perchè con un rapido calcolo potete contare ben presto 8 pacchi da 6 (in pile da due, per farla sembrare di più) e lì dentro ci sono già una cinquantina di persone, senza contare quelli che arriveranno poi. Ora, se calcoliamo che tutti potenzialmente ne prenderanno una, essendoci solo quello da bere, e i più veloci prenderanno anche la seconda, si ridurranno drasticamente le possibilità per voi di prendere una birra.


come basta l'ultimo quarto di una torta a cambiare le porzioni dividendola in due. al secondo quarto le due metà sono pari al terzo sono inevitabilmente dispari. ma è l'ultimo quarto a stabilirne la sorte definitiva. infatti, se aggiunto al primo quarto può dare luogo all'equilibrio 50-50, ma il problema è se avviene il contrario. se aggiungiamo l'ultimo quarto dall'altra parte non solo il primo resterà immutato a 25%, ma la metà opposta incrementerà arrivando addirittura a ¾ ovvero al 75%. capiamo che la situazione si ribalta completamente. mentre potevamo avere un 50-50 ci ritroviamo ora a 1 contro 3! è veramente un rapporto impossibile. nella mia esperienza è quello che è capitato a mio fratello alla nascita dell'ultima delle mie sorelle. prima c'erano due sorelle e un fratello. l'arrivo dell'ultimo nato avrebbe determinato le nostre sorti per sempre. è una sorella. siamo a uno contro 3.


come non esistono le probabilità che una cosa non accada allo 0%. dopo aver pulito il barattolo di marmellata col pane le tue mani saranno sempre appiccicose. lo sai che non è una tua convinzione. anche se usi una forchetta. non puoi sperare di non arrabbiarti più con il computer, succederà ancora. nessuno prenderà mai i pasticcini quadrati e marroni dal vassoio e resteranno lì, mentre i primi a sparire lo sanno tutti che sono gli chantilly. e nessuno pescherà dal sacchetto una caramella con mille eguali, mentre tutti prenderanno l'unica diversa, per il principio di scarsezza, anche se questa si trova sul fondo del sacchetto. sto parlando di certezze. chi afferma di non avere certezze si sbaglia. anche se sei disperato, con le mani fra i capelli, scoprirai che ogni volta almeno un capello verrà fuori dalla tua chioma. come quando riempi il filtro della moka col caffè: per quanta attenzione tu faccia ne usciranno sempre alcuni granelli sul piano della cucina.

06.10.2009

a casa

la terra trema. arriva il 10. dal ceppo dell'albero dove sono seduta mi dirigo verso il tram.
il cielo è bianco.
questa è la mia città.

è il posto dove mi sento a casa. non sole caldo, non palme, non prati erbosi, ma case, case.
pavimenti umidi e tram.
tutto questo mi fa sentire a casa.

per quanto io possa viaggiare l'unico posto dove mi sento davvero in vacanza è questa città.
ho bisogno della mia dose di città.
mi tranquillizza.

là, dove mi affaccio da una finestra, vedo tetti rossi e oltre solo nebbia.

vacanze al mare...sì, ne ho sentito parlare. ma lì non ci sono foglie cadute zuppe di pioggia, non ci sono soli timidi e rumori di rotaie.
non pace, non tranquillità.
non alberi da controviale.

17.08.2009

montecarlo

te ne stai lì seduto sulla spiaggia a fianco a tua suocera che legge una rivista di attualità che non hai mai sentito nominare, mentre tu ti impegni con l'enigmistica. da quando esisti fai sempre il tuo preferito, quello dove bisogna annerire gli spazi e viene fuori una figura. sei seduto in una posizione scomoda, tutto ripiegato su quella pagina, con la lingua mezza di fuori e impugni la penna stile neolitico. di tanto in tanto lanci un'occhiata a tua suocera: hai paura che ti interroghi sul perchè stai facendo "annerisci gli spazi" invece che le parole crociate. mentre guardi giocare la tua bambina sulla sabbia pensi al giorno in cui tua moglie ha deciso il suo nome, Penelope. pensi a quando fra qualche anno le dirai che a suo tempo ti sei battuto per non darle questo nome, un nome che non avrebbe potuto avere diminutivi.

la tua massima aspirazione è fare colazione con l'amico del tuo veterinario di fiducia, nel tavolo a poppa del suo yacht e stare qualche mezzora parcheggiati nel porto a farvi fotografare da turisti increduli. anche quella mattina avevi fatto così, ma qualcosa era andato storto, forse i croissant scongelati che hai mangiato non erano il massimo. per questo te ne stai lì sulla spiaggia mentre tua moglie si fa il bagno con Penelope. c'è un gran sole e tu ti fai ombra da solo. presto quella tua schiena diventerà color aragosta. lo sai già, ma l'idea di doversi mettere la crema solare ti fa annoiare. ancor di più ti annoia il discorso che presto tua suocera tirerà fuori a proposito di protezione della pelle. tutti quei discorsi, dall'aloe vera alle cure dermatologiche, ai massaggi shatsu, ai fiori di bach non hanno mai mosso in te un barlume di curiosità.

aspetti che arrivi almeno qualche vicino di stanza del tuo residence, magari Alberto, così potrete parlare delle solite cose e tu avrai almeno una scusa per allontanarti dall'asciugamano per andare qualche metro più in là a prendere da bere. lui ti parlerà come al solito della giovane ragazza con cui esce, (per modo di dire...lei ne ha una quarantina e lui intorno ai 60) e tu come al solito penserai al fatto che è un illuso da sempre. hai sempre pensato che lei sia una ingrata succhiasoldi, fin da quella volta che aspettavate il traghetto in coda a Porto Cervo. tu con tua moglie e lui con la sua nuova preda. si fa per dire. in realtà la preda di ogni donna che gli si era mai affezionata era lui. sono stati tutti amori interessati. ti ricordi di come
la sentivi parlare e da subito qualcosa era andato storto con quello che le si sentiva dire. mentre parlava, in più, aveva sempre lo sguardo rivolto altrove alla fine di ogni frase, come se stesse cercando qualcosa di meglio da fare.
a vederli da fuori, loro due, avresti creduto che lavorassero come modelli per qualche catena di vestiario alto-borghese. vestiti identici. ma lei nonostante gli stessi identici vestiti, sembrava diversa, forse per quella sua volgarità di fondo dei modi e dei gesti.

ecco, lo vedi arrivare, Alberto: uguale a prima, gli stessi pantaloni azzurri rigati, gli è solo cresciuta un po' la pancia dalla tua visione di Porto Cervo tre anni orsono. ti dice che lei ci ha ripensato riguardo al loro rapporto e che è tutto finito. lui è incredulo. anche tu, pensando che non puoi dire che l'avevi avvertito in quanto l'hai solo pensato. troppe volte. sono tutte così le donne. non fai in tempo a credere che ne hai appena sposata una. e non l'hai fatto sotto pressione di un'ultrasessantenne. una pacca sulla spalla porrà fine alla vostra patetica discussione. lui non deve aver capito perchè troppo immerso nel suo Martini bianco secco di metà mattina. il terzo. probabilmente fra meno di quanto si creda si accorgerà che il barista ha dimenticato l'oliva e inizierà a imprecare. non avresti mai detto che si sarebbe dato all'alcol. del resto, avresti dovuto sopettare fin da quella volta che l'avevi visto offrire un drink a tutti quelli del ponte 8.

tu non ti sei mai dato all'alcol. non ti droghi nemmeno e non l'hai mai fatto. resti incredulo anche su questo; come è stato possibile? nel posto dove lavori lo fanno tutti e sei venuto a saperlo dopo anni, solo perchè qualcuno ti ha offerto una tirata in bagno nella pausa di una riunione. "non capisco, davvero tu credi che qui noi andiamo avanti senza ricarica? non so come tu faccia, davvero..intendo, non so come tu faccia senza"... "come dici?..ah vuoi dire questa, certo... prendi pure il mio badge" avevi risposto dopo che lui col naso aveva indicato quella bustina che portavi al collo. ti eri reso conto che eri l'unico dell'ufficio a portarlo al collo. tutti gli altri lo tenevano in tasca. ora ti era tutto chiaro. ecco perchè a volte sulla spianata di marmo dei bagni dove eri solito appoggiare il dentifricio trovavi sempre nello stesso punto alcuni granuli di polvere bianca, che rimanevano attaccati al tubetto.

non hai nemmeno paura che col tempo potresti finire anche tu come loro. sei troppo assopito con la tua vita. non potresti mai nemmeno tradire tua moglie o allontanarti per troppo dall'asciugamano dove eri seduto. già vedi mentre stai tornando una mano che sventola. già proprio come se non ti ricordassi che è sempre quello il posto che occupate da tre anni, come se non potessi gustarti quegli ultimi secondi di libertà, come l'ultimo pezzo di una focaccia da passeggio che inavvertitamente ti cade di mano. la tua è una camminata verso l'inferno.

senti un bambino che piange. le urla soffocate dalla madre che cerca di asciugargli la testa con l'asciugamano, lui si agita, ma non può fare nulla perchè è ancora troppo debole e finisce col fermarsi, sfinito, cade nella sabbia e domani capiterà la stessa identica cosa.

06.08.2009

taccuino di sardegna

siamo così fragili, corruttibili. fatti di carne da nutrire, fatti di vizi. cedevoli a ogni input. stiamo immobili a pensare a quello che sarà di noi.

pensiamo di poter possedere le persone. pensiamo di proteggerle in questo modo, ma non facciamo il loro bene. noi, non possiamo decidere per nessuno. siamo troppo attaccati agli altri umani. così attaccati che lasciamo che quest'attaccamento determini le nostre scelte e i nostri stati d'animo.

e poi arriva il solito pensiero della nostra morte improvvisa e di quanto vorremmo essere ricordati. e pensiamo a tutte le persone che ci saranno al nostro funerale. e pensiamo a tutte le volte che abbiamo pensato a un'ipotetica morte: come ci sembrano futili adesso quei pensieri. esattamente come questi lo saranno poi.

[+++]


in rari momenti di felicità emergenti da una vita monotona l'unico modo per pensarci su è sostare in azioni che si giustificano con gli stessi momenti ad esempio limarsi le unghie è uno di quei tipici momenti per pensare a qualcosa. il fine giustifica i mezzi.

[+++]


quando da piccoli ci si vuol sentire grandi si imitano gli altri. quelli che magari hanno solo un anno in più di noi ma ci sembrano sicuramente degli idoli. mi ricordo in particolare degli episodi.

una volta eravamo al mare nella mia casa ed erano venuti dei nostri amici. io e il bambino dei nostri amici, Lorenzo, avevamo preso la stessa pizza ovviamente. o meglio io l'avevo copiata da lui. io ricordo benissimo che copiavo tutti i suoi movimenti, mi volevo sentire grande come lui, ma soprattutto un vero uomo, anche se ero una bambina. mangiavo la pizza nel suo stesso modo. lui alla fine aveva avanzato le olive e io avevo fatto lo stesso anche se avevo una fame di quelle olive...mi è rimasta ancora adesso! le olive sono uno dei miei cibi preferiti.

un'altra volta ero uscita da scuola, probabilmente in seconda elementare. spesso in primavera, all'uscita, mia mamma e la mamma di Federica decidevano di andare dal gelataio subito fuori. federica era una divora-gelati. io mi reputavo abbastanza in gamba sotto quest'aspetto eppure non riuscivo mai a finirlo prima di lei. poi lei chiedeva dei gusti patetici per un bambino, tipo marron glacé e caffé, e a me proprio non piacevano; ma piuttosto di essere come lei avrei fatto qualunque cosa. non me li gustavo mai quei gelati. sua sorella era più grande di 3 o 4 anni e lei si guardava sempre Beverly Hills. e a me era proibito.


[+++]


note:

letto di insalata?
rischia di diventare un problema proprio perchè qualcosa gli si sdraia sopra.

27.05.2009

doccia

fine di una giornata. ora il vento soffia fresco. vado nella doccia. l'acqua cade e scrolla il calore della giornata di dosso. l'acqua lava via il calore accumulato durante tutta la giornata. cade e tu sei come una pietra, prima impermeabile a testa china sotto il getto e piano piano l'acqua viene accolta dalla pelle. l'acqua è fredda e le gocce battono sulla testa e piccoli fiumi gocciolano dagli zigomi che sono in basso, a guardare i piedi. come aghi sotto le unghie delle mani. pioggerellina di aprile. ma anche impercettibile e inafferrabile entità. vorresti prenderla, l'acqua, farle qualcosa, abbracciarla...ma lei non esiste sotto la doccia, è sfuggevole. è buio fuori. è buio dentro. come la sera l'acqua passa nei macchinari caldi delle fabbriche per raffreddare. io mi sto raffreddando. bevo. l'acqua è fresca. un fiume appannato sotto i miei piedi, non vedo. sono miope e umida. dovrei uscire, prendere il sapone. ma sono ancora qui a pensarci e quando metterò il piede fuori tutto si bagnerà. il rumore delle gocce è consolante, mi culla il cervello. e tutto cade ai miei piedi. opaco.

13.05.2009

cattive compagnie

fra le pagine di un taccuino scritto mesi fa.....

mi ricordavo che fin da quando ero piccola ho sempre cercato compagnie che a qualcuno prima o poi finivano per non piacere. al mare per esempio avevo degli amici casinisti che dicevano parolacce e facevano scherzi al vicinato. e anche se io non ero negligente come loro, ero dell'idea che  avessero sicuramente qualcosa che mi attraeva per qualche motivo.ero specialmente amica di quelli che si facevano sgridare dai genitori e a mia mamma questi bambini non piacevano. ancor di più non le piacevano quelli che non venivano sgridati anche se ne facevano di tutti i colori. poi mandava mio padre a spiare i loro gruppi per sentire quante parolacce potessero conoscere in più di lei.
ma credo che non si sarebbe mai aspettata la gente che ho poi conosciuto dopo.. alle medie. il primo giorno di scuola volevo assolutamente conoscere una ragazza che si era subito distinta dagli altri perchè già nell'intervallo aveva preso a calci degli altri compagni per divertimento. quanto avrei voluto essere anch'io come lei.

e volevo dire grazie a tutti questi che come lei hanno permesso il mio sviluppo contorto. a tutti quelli che mi hanno dato una spinta. ancora oggi mi capita di identificare questi individui a distanza di chilometri e non ci posso fare niente: sono inevitabilmente attratta dai trascurati, dagli isolati della società, da quelli che il tuo ragazzo odia per forza di cose, da quelli che la mamma sconsiglia, da quelli che la prof. chiama "certi ceffi". da questi e da molti altri che verranno... ci vediamo in giro, disadattati sociali di tutto il mondo.

11.05.09

zero

13.03.2009

cioccolata

in effetti è un pezzo che mi vengono idee..ma tempo di arrivare davanti a questi post mi sono già dimenticata l'importanza di ciò che voglio scrivere. sono qui per dirvi che invece adesso l'argomento ce l'ho fresco e si tratta del cioccolato (che non posso citare perchè altirmenti mi cancellano il blog), cioè quelle barrette col bambino sulla confezione da 8. che poi io credevo che contassimo in base 10..perchè devi metterne 8? e se io avessi voglia proprio di quelle due barrette alla fine? (come peraltro sta accadendo in questo momento..). ma poi, il bambino che hanno sostituito...quello è il vero problema di questo prodotto. l'hanno voluto sostituire. allora: andava tanto bene quello con la faccia da Heidi, leccato dalla mucca perchè dovete rovinare il tutto mettendone uno più alla moda che c'ha i capelli biondi e sparati in su? sparati nei limiti intendo..è pur sempre un prodotto pacato. però adesso la cazzata si sn accorti di averla fatta e allora dato che il nuovo bambino è stato deriso da tutti e dio solo sa come farà a liberarsi delle burle altrui per tutta l'adolescenza, hanno deciso di indire un concorso "alla ricerca del nuovo bambino" (senza sapere ovviamente che tanto non lo troveranno mai, dovrebbero rimettere il vecchio). poi gli hanno fatto sti ritocchi digitali che la barretta è un render spettacolare messo a confronto con il vecchio disegno manuale dell'edizione passata. invece sto bambino l'hanno truccato apposta da vecchio montanaro. un vero schifo.

ora vorrei che parlassimo della famigerata scritta +latte -cacao. escludendo l'errata interpretazione del latte+, direi che i bambini hanno già problemi nelle operazioni matematiche ma se vedono una scritta del genere non capiscono proprio. anche allo spot televisivo lo dicevano ed era ovviamente rivolto alle mamme. perchè se un bambino sente che c'è più latte di cacao dice "che schifo!". cosa gliene frega al bambino del latte, scusa? poi è proprio un inganno per dire alla mamme di comprare il cioccolato "sano" e invece rivestire questo latte condensato con uno strato di cioccolato che faccia sembrare la barretta più appetibile (ma in realtà dentro c'è il latte!ahahaha!!). poi resta il fatto che sia uno dei miei cibi preferiti. e dunque che con me questa roba ha funzionato..barretteeeee, barretteeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeeee!!!!! scusate..
poi c'è chi è andato sotto anche con l'Estathè. io no poichè da piccola non me lo bevevo, ma provate a chiedere a chi all'asilo se lo portava sempre..loro adesso non ne possono più fare a meno. con quella sua cannuccina che dovevi bucare proprio lì dove c'era disegnato il tè se no non andava bene. e loro lo fanno ancora oggi..guai a bucare in un altro punto!

28.02.2009

hangin' over

le solite atmosfere attraversano la città di questi tempi. la torino sempre on the move, ai murazzi o per le stesse vie di sempre che in questo periodo ha bisogno di uscire e transita in una fase che aspetta l'estate ma che sta uscendo da un tempo rigido che per qualcuno vuol dire andare a sciare. chi non è in valle è qua nella city. e la si percepisce questa fase di transizione. specie per chi si è appena laureato o per chi comunque è in stallo da un po'..la sessione di esami è finita per tutti.

febbraio: un po' il mese dell'attesa. questo febbraio, è particolarmente rigido oltre che essere corto. e siamo già alla fine. domani siamo a marzo..e si cambia giro. e siamo sempre in ritardo rispetto alle nostre tabelle aspettando di dire ogni venerdì TGIF (thanks god it's friday!) e finalmente allentare il guinzaglio per uscire la sera, con conoscenze improbabili. due bicchieri e senza accorgersene è di nuovo un lunedì mattina incredulo di un tempo ormai finito per dormire, di un sogno spezzato dalla maledetta sveglia. e sei di nuovo su un pullman che porta le tue chiappe in un posto in cui devi stare 8 ore...e intanto pianifichi la tua settimana, sapendo già, mentre scrivi, che nulla di tutto ciò sarà rispettato. e quando finalmente arriva il venerdì non ti accorgi nemmeno che il weekend sta già di nuovo finendo. e continui a pensare a quello che accadrà dopo, fra due ore, quando finalmente finirà il turno (perchè quello che fai non ti piace), fra tre giorni, il weekend dopo al prossimo party tanto atteso che si rivelerà inevitabilmente un flop. e allora tutti che si sballano e vanno ai party, perchè l'importante è divertirsi.

ma l'importante non è divertirsi. tutti vorrebbero avere mille donne e mille uomini perchè ognuno di natura desidera il massimo per sè. mille alcolismi, mille sballi, notti, vestiti alla moda corrente e a poco prezzo, essere di punta fra i designer, essere avanti rispetto a tutti, downloadare il mondo, entrare ovunque, perchè tutto è permesso e nulla è chiuso, parlare per primi e il giorno dopo raccontare a qualcuno prendendo un caffè verso la mezza.