passando per Milano

Situazione paranormale. Milano, direzione posto di lavoro di un'amica: dobbiamo cenare insieme. Eccolo, questo dev'essere il portone. Dev'essere un posto con un certo via-vai perchè due militari, rispettivamente dall'accento napoletano e siciliano, stanno di guardia poco fuori la soglia.

Una donna con dall'accento anglosassone parla al telefono e gruppi di persone, persone di lusso, entrano nel portone ogni secondo. Tre ragazzi, venticinquenni, con computer portatili sottobraccio e coloratissime sciarpe stanno passando proprio qui davanti per andare in farmacia. Uno di loro è sicuramente gay, le altre due sono momentaneamente le sue migliori amiche.

Qui a Milano è difficile capire se uno sia un creativo o solo un account manager. Una delle ragazze ha appena comprato una crema per occhiaie. Questo è il disturbo più comune fra i giovani lavoratori; i militari stanno ridendo di tutti, specialmente del gay.

Forse non è un caso che la farmacia sia accanto a S.Paolo 7, per via delle droghe che somministrano agli impiegati di questo civico.

[***]

Milano la mattina presto sembra quasi respirare. Salgo sulla Verde, già piena. Mi domando se la fermata Gioia sia utile per qualcuno: quando il treno si ferma lì, nessuno scende, nessuno sale. Per di più, aprendo le porte dall'altro lato, sembra quasi svelare un mondo sotto-sotterraneo. E alla fermata dopo, dove (in entrambe le direzioni) c'è una stazione ferroviaria, si svuota e si riempie di nuovo il treno. Gioia è il contrappasso, quasi una pena per i poveri viaggiatori che vorrebbero dire "la prossima" ma sono costretti a dire "fra due" perchè c'è la fermata fantasma di mezzo. La fermata dove quando il treno si appresta, ognuno spera ancora una volta, solo per questa volta che non si aprano le porte. E quando succede, quando le porte si aprono a quella fermata tutti trattengono il respiro perchè il treno è strapieno di persone e tutti appoggiati in punta di un piede, con un braccio sollevato al sostegno aggrappati per un dito con le altre tre dita reggono la ventiquattrore e sperano che nessuno debba rompere quell'equilibrio instabile uscendo o entrando dal vagone. Ed è un conto alla rovescia ogni volta per la chiusura delle porte. Solo allora, quando le porte sono di nuovo chiuse, tutti lasciano andare il fiato e riprendono più stabili posizioni e raggianti pensano "la prossima".

No comments:

Post a Comment