siamo così fragili, corruttibili. fatti di carne da nutrire, fatti di vizi. cedevoli a ogni input. stiamo immobili a pensare a quello che sarà di noi.
pensiamo di poter possedere le persone. pensiamo di proteggerle in questo modo, ma non facciamo il loro bene. noi, non possiamo decidere per nessuno. siamo troppo attaccati agli altri umani. così attaccati che lasciamo che quest'attaccamento determini le nostre scelte e i nostri stati d'animo.
e poi arriva il solito pensiero della nostra morte improvvisa e di quanto vorremmo essere ricordati. e pensiamo a tutte le persone che ci saranno al nostro funerale. e pensiamo a tutte le volte che abbiamo pensato a un'ipotetica morte: come ci sembrano futili adesso quei pensieri. esattamente come questi lo saranno poi.
[+++]
in rari momenti di felicità emergenti da una vita monotona l'unico modo per pensarci su è sostare in azioni che si giustificano con gli stessi momenti ad esempio limarsi le unghie è uno di quei tipici momenti per pensare a qualcosa. il fine giustifica i mezzi.
[+++]
quando da piccoli ci si vuol sentire grandi si imitano gli altri. quelli che magari hanno solo un anno in più di noi ma ci sembrano sicuramente degli idoli. mi ricordo in particolare degli episodi.
una volta eravamo al mare nella mia casa ed erano venuti dei nostri amici. io e il bambino dei nostri amici, Lorenzo, avevamo preso la stessa pizza ovviamente. o meglio io l'avevo copiata da lui. io ricordo benissimo che copiavo tutti i suoi movimenti, mi volevo sentire grande come lui, ma soprattutto un vero uomo, anche se ero una bambina. mangiavo la pizza nel suo stesso modo. lui alla fine aveva avanzato le olive e io avevo fatto lo stesso anche se avevo una fame di quelle olive...mi è rimasta ancora adesso! le olive sono uno dei miei cibi preferiti.
un'altra volta ero uscita da scuola, probabilmente in seconda elementare. spesso in primavera, all'uscita, mia mamma e la mamma di Federica decidevano di andare dal gelataio subito fuori. federica era una divora-gelati. io mi reputavo abbastanza in gamba sotto quest'aspetto eppure non riuscivo mai a finirlo prima di lei. poi lei chiedeva dei gusti patetici per un bambino, tipo marron glacé e caffé, e a me proprio non piacevano; ma piuttosto di essere come lei avrei fatto qualunque cosa. non me li gustavo mai quei gelati. sua sorella era più grande di 3 o 4 anni e lei si guardava sempre Beverly Hills. e a me era proibito.
[+++]
note:
letto di insalata?
rischia di diventare un problema proprio perchè qualcosa gli si sdraia sopra.
pensiamo di poter possedere le persone. pensiamo di proteggerle in questo modo, ma non facciamo il loro bene. noi, non possiamo decidere per nessuno. siamo troppo attaccati agli altri umani. così attaccati che lasciamo che quest'attaccamento determini le nostre scelte e i nostri stati d'animo.
e poi arriva il solito pensiero della nostra morte improvvisa e di quanto vorremmo essere ricordati. e pensiamo a tutte le persone che ci saranno al nostro funerale. e pensiamo a tutte le volte che abbiamo pensato a un'ipotetica morte: come ci sembrano futili adesso quei pensieri. esattamente come questi lo saranno poi.
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in rari momenti di felicità emergenti da una vita monotona l'unico modo per pensarci su è sostare in azioni che si giustificano con gli stessi momenti ad esempio limarsi le unghie è uno di quei tipici momenti per pensare a qualcosa. il fine giustifica i mezzi.
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quando da piccoli ci si vuol sentire grandi si imitano gli altri. quelli che magari hanno solo un anno in più di noi ma ci sembrano sicuramente degli idoli. mi ricordo in particolare degli episodi.
una volta eravamo al mare nella mia casa ed erano venuti dei nostri amici. io e il bambino dei nostri amici, Lorenzo, avevamo preso la stessa pizza ovviamente. o meglio io l'avevo copiata da lui. io ricordo benissimo che copiavo tutti i suoi movimenti, mi volevo sentire grande come lui, ma soprattutto un vero uomo, anche se ero una bambina. mangiavo la pizza nel suo stesso modo. lui alla fine aveva avanzato le olive e io avevo fatto lo stesso anche se avevo una fame di quelle olive...mi è rimasta ancora adesso! le olive sono uno dei miei cibi preferiti.
un'altra volta ero uscita da scuola, probabilmente in seconda elementare. spesso in primavera, all'uscita, mia mamma e la mamma di Federica decidevano di andare dal gelataio subito fuori. federica era una divora-gelati. io mi reputavo abbastanza in gamba sotto quest'aspetto eppure non riuscivo mai a finirlo prima di lei. poi lei chiedeva dei gusti patetici per un bambino, tipo marron glacé e caffé, e a me proprio non piacevano; ma piuttosto di essere come lei avrei fatto qualunque cosa. non me li gustavo mai quei gelati. sua sorella era più grande di 3 o 4 anni e lei si guardava sempre Beverly Hills. e a me era proibito.
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letto di insalata?
rischia di diventare un problema proprio perchè qualcosa gli si sdraia sopra.
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