17.08.2009

montecarlo

te ne stai lì seduto sulla spiaggia a fianco a tua suocera che legge una rivista di attualità che non hai mai sentito nominare, mentre tu ti impegni con l'enigmistica. da quando esisti fai sempre il tuo preferito, quello dove bisogna annerire gli spazi e viene fuori una figura. sei seduto in una posizione scomoda, tutto ripiegato su quella pagina, con la lingua mezza di fuori e impugni la penna stile neolitico. di tanto in tanto lanci un'occhiata a tua suocera: hai paura che ti interroghi sul perchè stai facendo "annerisci gli spazi" invece che le parole crociate. mentre guardi giocare la tua bambina sulla sabbia pensi al giorno in cui tua moglie ha deciso il suo nome, Penelope. pensi a quando fra qualche anno le dirai che a suo tempo ti sei battuto per non darle questo nome, un nome che non avrebbe potuto avere diminutivi.

la tua massima aspirazione è fare colazione con l'amico del tuo veterinario di fiducia, nel tavolo a poppa del suo yacht e stare qualche mezzora parcheggiati nel porto a farvi fotografare da turisti increduli. anche quella mattina avevi fatto così, ma qualcosa era andato storto, forse i croissant scongelati che hai mangiato non erano il massimo. per questo te ne stai lì sulla spiaggia mentre tua moglie si fa il bagno con Penelope. c'è un gran sole e tu ti fai ombra da solo. presto quella tua schiena diventerà color aragosta. lo sai già, ma l'idea di doversi mettere la crema solare ti fa annoiare. ancor di più ti annoia il discorso che presto tua suocera tirerà fuori a proposito di protezione della pelle. tutti quei discorsi, dall'aloe vera alle cure dermatologiche, ai massaggi shatsu, ai fiori di bach non hanno mai mosso in te un barlume di curiosità.

aspetti che arrivi almeno qualche vicino di stanza del tuo residence, magari Alberto, così potrete parlare delle solite cose e tu avrai almeno una scusa per allontanarti dall'asciugamano per andare qualche metro più in là a prendere da bere. lui ti parlerà come al solito della giovane ragazza con cui esce, (per modo di dire...lei ne ha una quarantina e lui intorno ai 60) e tu come al solito penserai al fatto che è un illuso da sempre. hai sempre pensato che lei sia una ingrata succhiasoldi, fin da quella volta che aspettavate il traghetto in coda a Porto Cervo. tu con tua moglie e lui con la sua nuova preda. si fa per dire. in realtà la preda di ogni donna che gli si era mai affezionata era lui. sono stati tutti amori interessati. ti ricordi di come
la sentivi parlare e da subito qualcosa era andato storto con quello che le si sentiva dire. mentre parlava, in più, aveva sempre lo sguardo rivolto altrove alla fine di ogni frase, come se stesse cercando qualcosa di meglio da fare.
a vederli da fuori, loro due, avresti creduto che lavorassero come modelli per qualche catena di vestiario alto-borghese. vestiti identici. ma lei nonostante gli stessi identici vestiti, sembrava diversa, forse per quella sua volgarità di fondo dei modi e dei gesti.

ecco, lo vedi arrivare, Alberto: uguale a prima, gli stessi pantaloni azzurri rigati, gli è solo cresciuta un po' la pancia dalla tua visione di Porto Cervo tre anni orsono. ti dice che lei ci ha ripensato riguardo al loro rapporto e che è tutto finito. lui è incredulo. anche tu, pensando che non puoi dire che l'avevi avvertito in quanto l'hai solo pensato. troppe volte. sono tutte così le donne. non fai in tempo a credere che ne hai appena sposata una. e non l'hai fatto sotto pressione di un'ultrasessantenne. una pacca sulla spalla porrà fine alla vostra patetica discussione. lui non deve aver capito perchè troppo immerso nel suo Martini bianco secco di metà mattina. il terzo. probabilmente fra meno di quanto si creda si accorgerà che il barista ha dimenticato l'oliva e inizierà a imprecare. non avresti mai detto che si sarebbe dato all'alcol. del resto, avresti dovuto sopettare fin da quella volta che l'avevi visto offrire un drink a tutti quelli del ponte 8.

tu non ti sei mai dato all'alcol. non ti droghi nemmeno e non l'hai mai fatto. resti incredulo anche su questo; come è stato possibile? nel posto dove lavori lo fanno tutti e sei venuto a saperlo dopo anni, solo perchè qualcuno ti ha offerto una tirata in bagno nella pausa di una riunione. "non capisco, davvero tu credi che qui noi andiamo avanti senza ricarica? non so come tu faccia, davvero..intendo, non so come tu faccia senza"... "come dici?..ah vuoi dire questa, certo... prendi pure il mio badge" avevi risposto dopo che lui col naso aveva indicato quella bustina che portavi al collo. ti eri reso conto che eri l'unico dell'ufficio a portarlo al collo. tutti gli altri lo tenevano in tasca. ora ti era tutto chiaro. ecco perchè a volte sulla spianata di marmo dei bagni dove eri solito appoggiare il dentifricio trovavi sempre nello stesso punto alcuni granuli di polvere bianca, che rimanevano attaccati al tubetto.

non hai nemmeno paura che col tempo potresti finire anche tu come loro. sei troppo assopito con la tua vita. non potresti mai nemmeno tradire tua moglie o allontanarti per troppo dall'asciugamano dove eri seduto. già vedi mentre stai tornando una mano che sventola. già proprio come se non ti ricordassi che è sempre quello il posto che occupate da tre anni, come se non potessi gustarti quegli ultimi secondi di libertà, come l'ultimo pezzo di una focaccia da passeggio che inavvertitamente ti cade di mano. la tua è una camminata verso l'inferno.

senti un bambino che piange. le urla soffocate dalla madre che cerca di asciugargli la testa con l'asciugamano, lui si agita, ma non può fare nulla perchè è ancora troppo debole e finisce col fermarsi, sfinito, cade nella sabbia e domani capiterà la stessa identica cosa.

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