27.05.2009

doccia

fine di una giornata. ora il vento soffia fresco. vado nella doccia. l'acqua cade e scrolla il calore della giornata di dosso. l'acqua lava via il calore accumulato durante tutta la giornata. cade e tu sei come una pietra, prima impermeabile a testa china sotto il getto e piano piano l'acqua viene accolta dalla pelle. l'acqua è fredda e le gocce battono sulla testa e piccoli fiumi gocciolano dagli zigomi che sono in basso, a guardare i piedi. come aghi sotto le unghie delle mani. pioggerellina di aprile. ma anche impercettibile e inafferrabile entità. vorresti prenderla, l'acqua, farle qualcosa, abbracciarla...ma lei non esiste sotto la doccia, è sfuggevole. è buio fuori. è buio dentro. come la sera l'acqua passa nei macchinari caldi delle fabbriche per raffreddare. io mi sto raffreddando. bevo. l'acqua è fresca. un fiume appannato sotto i miei piedi, non vedo. sono miope e umida. dovrei uscire, prendere il sapone. ma sono ancora qui a pensarci e quando metterò il piede fuori tutto si bagnerà. il rumore delle gocce è consolante, mi culla il cervello. e tutto cade ai miei piedi. opaco.

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