hey, my friends..la città ad agosto è veramente desolata. uno non ci pensa, ma è solo una meta di passaggio di chi arriva per fare la lavatrice o il cambio di valigia, una tappa obbligata per continuare il gioco delle vacanze.ognuno arriva tocca e fugge per altre mete inimaginabili, o troppo consuete. chi popola torino in questi giorni non è mai la stessa gente per le stesse 24 ore, ma ognuno si dà il cambio. i bar, popolati solo da turisti o emigrati, fungono da luogo di incontro per chi casualmente capita per caso nello stesso giorno a fare tappa. ci si incontra negli aeroporti e si decide di incontrarsi la sera per qualche aperitivo desolato, solo popolato da questi quattro amici casuali che sono lì per gli stessi motivi casuali. le stazioni ferroviarie pullulano di gente in partenza, molto spesso campeggiatori. preferisco gli aeroporti, con i loro lunghi tempi, senza corse.
in questi giorni ci si è appena staccati da tutto ed è già ora di studiare, proprio adesso che ci si è rilassati. non serve a nulla una città ridotta in questo stato; fa pensare all'esodo estivo degli operai Fiat fino agli anni '90. il deserto. ma in casa proprio non si riesce a stare, bisogna uscire, per lo meno se non si vuole raggiungere la prima località marina almeno si va in centro o al Po. questo è un vero dramma. tutti escono dalle proprie case come vampiri in cerca di giovani prede, e vagano, spesso soli, alla ricerca di qualche fortunato incontro. talvolta si passa alla base a controllare una chat room che, senza speranza, porterà i nomi dei soliti evitabili contatti. a volte si scorge una mail o un sms di salvataggio, salvataggio di quella serata. e si aspetta così che il perodo di tappa finisca in fretta, nelle lunghe interminabili ore di attesa, nel caldo che esce dall'asfalto di qualche strada che nel frattempo hanno rifatto e sulla quale è piacevole guidare in una eterna seconda marcia. potrebbe essere l'estate buona per inizare un libro; intendo a scriverlo. ma il problema è proprio l'incombenza dell'anno che verrà e degli esami che non ho ancora iniziato a studiare.
l'unico sollievo è buttarsi in un mucchio di biancheria ancora da stirare, sì, quella stessa della lavartice del cambio valigia. che fresco sollievo. starei qui per ore a fotografare il soffitto, con quelle sue mille crepe minuscole.
in questi giorni ci si è appena staccati da tutto ed è già ora di studiare, proprio adesso che ci si è rilassati. non serve a nulla una città ridotta in questo stato; fa pensare all'esodo estivo degli operai Fiat fino agli anni '90. il deserto. ma in casa proprio non si riesce a stare, bisogna uscire, per lo meno se non si vuole raggiungere la prima località marina almeno si va in centro o al Po. questo è un vero dramma. tutti escono dalle proprie case come vampiri in cerca di giovani prede, e vagano, spesso soli, alla ricerca di qualche fortunato incontro. talvolta si passa alla base a controllare una chat room che, senza speranza, porterà i nomi dei soliti evitabili contatti. a volte si scorge una mail o un sms di salvataggio, salvataggio di quella serata. e si aspetta così che il perodo di tappa finisca in fretta, nelle lunghe interminabili ore di attesa, nel caldo che esce dall'asfalto di qualche strada che nel frattempo hanno rifatto e sulla quale è piacevole guidare in una eterna seconda marcia. potrebbe essere l'estate buona per inizare un libro; intendo a scriverlo. ma il problema è proprio l'incombenza dell'anno che verrà e degli esami che non ho ancora iniziato a studiare.
l'unico sollievo è buttarsi in un mucchio di biancheria ancora da stirare, sì, quella stessa della lavartice del cambio valigia. che fresco sollievo. starei qui per ore a fotografare il soffitto, con quelle sue mille crepe minuscole.
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