25.02.2009

ode al cellular disperso
lui era così placido.
aveva sempre il silenzioso.
ma non quella volta..per tutta la valle un eco di Mozart risuonò
ma non giunse certo alle mie orecchie.

oh, povero cellulare, dove sei?
ti ho cercato per tutta la sera dalle 5,
ora di effettiva chiusura degli impianti,
ma non ci sei più.

sono passata invano sotto i nastri di chiusura dei vigili del fuoco,
ti ho chiamato tante volte e non ti ho sentito, forse eri sepolto nella neve?

neppure col calare della sera riesco a vedere
la tua luce blu che sempre nella notte mi svegliava se ti lasciavo chiuso.
oh, cozza, perchè ti ho perso?
perchè ho perso l'adesivo che avevi dietro,
ancor più prezioso di te?

tu eri bianco sfortunatamente
e realizzai presto che nel cercar errante
non ti avrei mai più ritrovato.
ti mandai un messaggio in inglese
così che quel di Sauze potessero intendere.

oh, quale triste destino incombe su di me?
che forse il fato mi preservi
da tutte queste persone che mi cercano?

ti ho chiamato ancora stasera, o cellulare,
e tu canti ancora
e già da qui ti immagino cantar fra le montagne
dove riposerai in pace
quando l'acqua del disgelo raggiungerà i tuoi circuiti di silicio.

addio, mio buon vecchio sistema finlandese
indistruttibile anche dopo 2 giorni nella neve, poichè risuoni ancora.
addio, messaggi dell'archivio sui quali prendevo appunti
addio, semplici funzioni senza problemi.

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