chewing-gum balls
i love 'em all. sono più che altro belle da vedere ma in realtà se c'è un sapore che può ricordare la old-school è quello. mi facevano proprio schifo, ma la cosa bella è che mettevi la monetina e usciva dalla macchinetta. solo adesso ne apprezzo davvero il gusto unico e inimitabile (inimitabilmente inutile) che mi riporta indietro ai tempi in cui correvo nei prati con le ginocchia sbucciate di colore verde (attenzione!sbucciate lo sono tuttora ma il particolare è che un tempo erano anche verdi..). la particolarità inoltre è che si attaccano ai denti con un potere extraordinario.
sono colorate. hanno quei colori pazzeschi appartenenti a una vecchia mentalità di marketing secondo la quale più una cosa è flashy più è buona. flashy come un neon sopra la mia testa che ha finitoli gas e mi sta facendo impazzire. potresti stare a guardarle per ore. come quelle lampade degli anni '70 con le bolle dentro che cambiano continuamente. come quelle riviste di skate che si trasformano quando sei stanco o ubriaco. ci entri dentro. mi ricordo che una volta ero tornata a casa dopo un’allegra serata e ho fatto la tipica cosa che facciamo tutti quando torniamo a casa dopo un’allegra serata. non mi sono buttata subito nel letto; quello è uno dei momenti in cui si percepisce di più la pace. e allora cerchi di goderti il silenzio della casa, della notte. magari bevi un bicchiere d’acqua stando fermo immobile in piedi guardando nel vuoto verso il basso; e poi il bicchiere ti rimane in mano fino a quando riesci a dire al tuo braccio di andarlo a posare.
era uno di quei momenti quella sera. mi sono seduta un attimo sul divano, non ero stravaccata, ero appena seduta sul bordo a schiena dritta, con l’intenzione di andarmene dopo poco. ho preso una rivista di skate che c’era lì sul mobile e ho iniziato a sfogliarla, piano. in quei momenti il tempo sembra che si fermi. le mie dita asciutte slittavano sulle pagine. mi ero appena lavata le mani ed erano diventate secche. accarezzavo questa rivista a poco a poco,come non avevo mai fatto. la guardavo come non l’avevo mai notata. c’erano dei particolari, delle foto, magari delle pagine più stupide della pubblicità che ora mi tenevano lì incollata e non volevo svoltare pagina fino a che non le avessi scrutate bene. c’è tutto il tempo. entravo dentro le foto, ero lì, con quella gente e quelle tavole, giravo intorno, è pazzesco. guardavo fino a entrarci completamente dentro. guardavo le calze degli skaters. e le sequence erano la parte più bella: si muovevano, a ogni fotogramma si spostavano di un po’ e girava tutto.
una volta stavo guardando una rubrica al fondo di un magazine dove c’era una sorta di votazione di qualcosa con delle foto per ogni argomento e sotto il punteggio espresso in megafoni. i megafoni (proprio come i loghi dell’audio nei video) erano cinque. ma erano colorati solo quelli corrispondenti al punteggio e i rimanenti rimanevano grigi. mi ricordo che a un tratto ho cercato di alzare il volume schiacciando sopra col dito. ma i megafoni, ahimè, non si accendevano e non partiva nemmeno il video! ....
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